giovedì 20 marzo 2008

James Lloyd Carr - Come gli S.S. Wanderers vinsero la Coppa d’Inghilterra

Forse non tutti sanno che la F.A. Cup, o meglio, la Coppa d’Inghilterra, è il trofeo calcistico più antico del mondo, e che a essa partecipano tutte le squadre affiliate alla federazione, anche quelle dilettantistiche. Questo libro, scritto negli anni Settanta (ma edito in Italia solo ora) da un ex ufficiale della RAF, è l’immaginaria storia, redatta dal segretario tuttofare del fan club e scandita delle cronache pubblicate sul giornale locale, di come gli Steeple Sinderby Wanderers, una squadretta di dilettanti (nel senso di «molto professionali, molto poco pagati», come dice lo Yorkshire Evening Post) di un piccolo villaggio dell’entroterra inglese che riesce, partita dopo partita, ad aggiudicarsi, appunto, la Coppa d’Inghilterra (ne fanno le spese squadroni del calibro di Leeds, Manchester United e Aston Villa). Protagonisti di questa incredibile vicenda, un insieme di uomini particolari: Mr. Kossuth, un professore profugo dall’Ungheria che, avendo fatto uno studio scientifico del calcio, è convinto di aver trovato i “sette postulati” indispensabili per il successo; Alexander Slingsby, esperto capitano che deve badare alla sorella paraplegica per colpa di un incidente; Mr. Fangfoss, magnate locale e politico conservatore, presidente della squadra come di tutte le associazioni della zona, bigamo e in possesso di un odio viscerale per tutti gli aspetti della vita moderna; Sid Swift, la Meteora, ex giocatore dell’Aston Villa scomparso dai campi per colpa di un’improvvisa depressione, ora rinvigorito dalla predicazione apocalittica della sorella del reverendo del paesino che riesce a farlo uscire dal suo stato catalettico. Intorno a loro, un’intera comunità che si mobilita in una gara di solidarietà che dal campo si proietta nella vita di tutti i giorni (a partire da un gruppo di terribili donne urlanti e sferruzzanti), come nel caso delle campane fatte suonare per la prima volta dopo il giubileo della regina Vittoria. La cosa meravigliosa è che, improvvisamente, questo piccolo paese sconosciuto viene dotata di tutti i comfort che prima non conosceva, oltre che il nuovo oggetto di studio delle televisioni e meta di pellegrinaggio. La finale, poi, che mette di fronte i Wanderers contro i Rangers di Glasgow, in una coppa che per la prima volta si è allargata anche alle squadre scozzesi (cosa inventata), assume poi i connotati di uno scontro epico che si trascina fin in parlamento. Una favola, certo, ma ben lontana da tutti gli stereotipi del genere sportivo: piuttosto, una vicenda ambientata nell’Inghilterra rurale, e permeata di abitudini e di un humour tipicamente british, piena di episodi spassosi come la scelta del campo da gioco su un terreno in pendenza con un albero nel mezzo, o la necessità di disputare due partite lo stesso sabato. Notevole la ricostruzione degli articoli dei giornali locali che, nell’enfasi poetica del racconto di incontri di infima categoria, parlano dei giocatori ricordando che sono i testimoni di nozze di un matrimonio locale di cui si parla in un’altra pagina del giornale. Ma è straordinaria la descrizione delle rivalità tra villaggi e del pubblico campestre alle partite, come quella del distinto signore che, privato del cappello da un tifoso facinoroso, gli tira un manrovescio che lo fa volare due file più in là trascinando con sé altri tre spettatori, i quali, secondo il tipico atteggiamento inglese, riprendono i loro posti senza lamentarsi. Memorabile l’intervista televisiva in cui Mr. Fangfoss, il presidente, si scatena in una performance antimodernista e forcaiola (che finisce per essere citata addirittura dal giornale sovietico “Pravda” come prova dellatteggiamento reazionario dell’establishment occidentale). Un romanzo capace di riflettere sul senso di appartenenza e su una stagione della vita che non torna più, e che suona anche come duro atto d’accusa contro il calcio business dei nostri giorni e contro un mondo globale che sta cancellando le piccole realtà di provincia. Un plauso alla Fazi che ce lo ha fatto conoscere: peccato solo per la copertina, che nonostante ritragga una meravigliosa squadra britannica del tempo che fu, ignora il particolare più importante, ovvero la gloriosa maglia color giallo ranuncolo degli Steeple Sinderby Wanderers.

Nessun commento:

Posta un commento