venerdì 28 marzo 2008

Marguerite Yourcenar - Memorie di Adriano

È bene fare una premessa: con questo libro di Marguerite Yourcenar, ci troviamo di fronte a un Capolavoro con la C maiuscola, tra l’altro baciato da un incredibile successo commerciale (sfido chiunque a non averlo mai ricevuto in regalo e di possederne in casa meno di tre copie!), scritto tra l’altro in maniera magistrale. Lungi da me non riconoscerlo. Per certi versi, anzi, è un’opera addirittura geniale: un ibrido in forma di romanzo che fa raccontare a un imperatore morente, Adriano, eventi e pensieri raccontati al suo successore  Marco Aurelio, le tappe della sua vita, in un continuo fluire di fatti: la gioventù in Spagna, gli studi ad Atene, la lunga ascesa al potere come successore di Traiano, gli anni del potere e della gloria, l’amore per il giovane bitinio Antinoo, il dolore per la sua prematura scomparsa, la campagna in Giudea. Ne emerge la figura di un imperatore filosofo, impregnato di cultura greca, che ricorda quanto di bene ha fatto al mondo e all’impero, al tempo stesso però in possesso di molte facce, anche di collere improvvise: ormai giunto al limite della vita, Adriano si prodiga in analisi profonde, che solo la vecchiaia e la sofferenza sono in grado di generare, capaci di riflettere sul senso della vita, sulle delusioni, sulla caducità delle proprie proiezioni, sulla felicità svanita, su uno stato di malattia che riduce anche un imperatore alle dipendenze di altri. Ottima e meticolosa la ricostruzione storica e d’ambiente (a parte qualche svisata moderna come l’utilizzo del moderno termine “laico”), interessanti le numerose digressioni che trattano di filosofia, di religione o di qualunque altro argomento (l’insonnia, per esempio). Detto questo, e non volendo affatto sminuire il lavoro della Yourcenar (che ha fatto confluire nel romanzo, forma moderna per eccellenza, vari generi e un’ispirazione magmatica), devo però ammettere di aver avuto qualche problema nella lettura, e di aver provato una certa noia.

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