sabato 18 luglio 2009

R.A. Salvatore - Le lande di ghiaccio

È bene precisare subito una cosa: questo romanzo si basa sull’universo del celeberrimo e fondamerntale gioco di ruolo Dungeons & Dragons, negli ultimi tempi fonte di ispirazione per canzoni e videogiochi. Anzi, è addirittura il primo capitolo della “Trilogia delle Terre Perdute” di R.A. Salvatore, giocatore di ruolo prestato alla letteratura, creatore del tormentato personaggio di Drizzt Do’Urden, drow (cioè elfo oscuro) rinnegato e fuggito dal suo regno sotterraneo, la città di Menzoberranzan: infatti Drizzt è onesto e capace di provare fraterni sentimenti di amicizia, e ha in spregio la negromanzia e la propensione alle stragi del suo popolo. Ovviamente, per un drow vivere in superficie non è una cosa facile, quindi il nostro si è rifugiato sulle montagne della Spina Dorsale del Mondo, nella Valle del Vento Ghiacciato (la Icewind Dale), dove svolge una funzione simile a quella di una vedetta, sfruttando la sua abilità nel combattimento (è invincibile nell’uso delle due scimitarre) e l’evocazione di un suo magico amico, la pantera Guenhwyvar, di cui conserva un’effige fatta di onice che serve per evocarla da una differente dimensione. Drizzt si accompagna a un suo amico nano, il possente Bruenor Martello di Guerra, alla perenne ricerca della sua patria perduta, Mithril Hall: questi ha allevato una ragazza umana, Cattie-Brie, e per giunta adotta un giovane barbaro della tundra preso prigioniero, Wulfgar, al quale insegna a lavorare il metallo e lo affida alle cure belliche dell’amico Drizzt. Gli dona anche un magico artefatto, Aegis-Fang, un martello da guerra invincibile. C’è poi Regis, un pigro e agiato halfling (razza assimilabile agli hobbit con un nome diverso per problemi di copyright, che qui viene orribilmente tradotto con il termine “nanerottolo”) in possesso di una pietra magica capace di persuadere colui che la fissa. I nostri eroi si ritrovano a combattere contro uno stregone sfigatissimo e incapace, Akar Kessell, che ha ritrovato la potente reliquia senziente Crenshinibon, abbandonata per errore fra le nevi delle montagne del nord, e rivendicata anche dal demone Errtu (che a un certo punto finisce addirittura reclutato nell’esercito dello stregone come generale di orchi e folletti). Naturalmente, l’impresa verrà resa più complicata dall’ottusità dei leader delle Ten Towns, baluardo della civilizzazione in queste terre inospitali. La narrazione segue i percorsi separati e paralleli di ciascun componente della compagnia (da sottolineare l’uccisione di un drago da parte di Wulfgar e Drizzt, e il combattimento fra Drizzt ed Errtu) e non risparmia certo l’azione, peccato che lo stile appaia parecchio ingenuo, immaturo e del tutto privo di originalità. La mitica Mithril Hall si colloca a metà strada tra la Moria di Tolkien e la Tanelorn di Moorcock, Bruenor assomiglia molto al nano Gimli del Signore degli Anelli, la stessa torre del perfido mago viene chiamata “Crishal Tirith”, una specie di ibrido tra “Crystal” (cristallo) e la parola usata da Tolkien per definire le torri. Pare che Salvatore intendesse fare di Wulfgar l’eroe della saga, ma il barbaro non ne ha né la caratura né lo spessore, e finisce per assomigliare a una pallida imitazione di Conan il cimmero: di gran lunga meglio Drizzt. Bella comunque l’imprecazione «che i pidocchi di mille renne possano annidarsi nei tuoi genitali».

Sophie Kinsella - Sai tenere un segreto?

Emma Corrigan lavora come assistente marketing in un’importante multinazionale (la Panther Cola), ma la sua carriera è mediocre così come la situazione sentimentale (sta con un tipo che lavora nel suo stesso ufficio). Perennemente a contatto con colleghi stronzi, sogna una vita diversa e, soprattutto, è esasperata da genitori insopportabili che la considerano una fallita e le preferiscono la rampante e odiosa cugina che non manca occasione per farla a pezzi. Tutto cambia quando, spedita in missione in Scozia per conto della sua azienda, si trova ad affrontare un volo turbolento, il panico si impadronisce di lei e, in preda a un incontrollabile nervosismo, racconta tutto, ma proprio tutto di sé (anche i segreti più intimi) al suo vicino di posto. Il mattino dopo si reca in ufficio per l’accoglienza del venerato fondatore della società per la quale lavora, il leggendario Jack Harper, in visita alla filiale inglese: naturalmente, scopre che l’uomo in questione è proprio il suo vicino di posto in aereo. Il personaggio in questione è un po’ strano: è americano, è leggermente brusco, dimostra di ricordarsi ogni parola detta da Emma sull’aereo e fa di tutto per uscire con lei. Poi, però, pretende di poterla controllare al primo appuntamento e la pianta nel bel mezzo della notte al secondo. Nonostante tutto l’amore scoppia impetuoso, complice uno di quei terrificanti picnic aziendali in costume, fino al giorno in cui, in una sciagurata intervista televisiva, Jack spiattella pubblicamente tutti i segreti di Emma, facendone lo zimbello dell’azienda. Soprattutto, sembrerebbe che lui l’abbia usata solo per testare una nuova linea moda femminile per ragazze qualunque. Naturalmente nasconde anche lui dei segreti, ci mancherebbe. Gli ingredienti della Kinsella sono sempre i soliti: lo stile immediato della narrazione in prima persona, una protagonista nevrotica ma spontanea (eccezionale la battuta «è un fondamentale diritto umano prendere in prestito degli abiti dalle proprie compagne di appartamento. Rientra praticamente nella costituzione britannica non scritta»),  una trama scontata fin che si vuole ma ricca di situazioni esilaranti e ai limiti dell’assurdo, l’esaltazione di quei difetti tanto negati quanto evidenti (per non dire consapevolmente amati) dell’universo femminile. È inutile parlarne male o farci sopra della sociologia: certe invenzioni, come quella la coinquilina Jemimina (paranoica e vendicativa, griffata da capo a piedi, con una madre che ha vissuto storie con uomini di successo che si sono rovinati dopo  averla lasciata), o dell’amica del cuore Lissy che partecipa a un recital di danza per avvocati e finge di andare a letto con un collega piuttosto che ammettere di stare provando i passi con lui, sono assolutamente geniali e irripetibili. La classica lettura da affrontare senza pregiudizi: si corre pure il rischio di divertirsi.