giovedì 29 ottobre 2009

Cass Pennant – Congratulazioni. Hai appena incontrato la I.C.F. (West Ham United)

Tra gli anni Settanta e Ottanta il calcio inglese visse una stagione di violenza estrema e senza controllo e l’Inter City Firm (ICF), il gruppo allargato costituito dai tifosi del West Ham (squadra dell’East End londinese), ne fu l’espressione più brutale: assalti all’arma bianca, risse, sbronze, vandalismo gratuito, tutto secondo un’etica ed un cerimoniale ben definito, che aveva il suo culmine nella presa della curva avversaria, ovviamente a prezzo di feroci scazzottate con i legittimi proprietari e frutto di vere e proprie strategie paramilitari. Cass Pennant, enorme nero londinese prestato alla letteratura (su di lui hanno anche recentemente girato un film), membro fondatore dell’ICF, ha raccolto i ricordi dei membri storici dell’armata claret and blue (all’epoca rissosi giovinastri imbevuti di sottocultura skinhead), intitolandolo con la frase del biglietto da visita che lasciavano ai doloranti e feriti tifosi avversari dopo le loro colossali risse attorno agli stadi di mezza Inghilterra. Per non sopperire agli attacchi dei nemici, le varie bande di hooligan cominciarono a stringere alleanze e a ingrossarsi, dandosi una struttura gerarchica, e quindi anche più visibili e intercettabili dagli “Old Bill” (la polizia). In risposta alla repressione delle forze armate nasce la moda casual, caratterizzata da un look anonimo (perché volutamente privo di simboli della squadra), talvolta con elegantissimi abiti firmati, ma estremamente scientifici nel pianificare gli scontri. Anche il connubio con la musica era molto forte: erano gli anni d’oro del punk, che esplose a Londra nel ’77, e i cori delle canzoni e quelli da stadio cominciarono a influenzarsi a vicenda (anzi, come si spiega molto bene il West Ham fu fonte di ispirazione  musicale e iconografica di tutto il movimento, anche al di là dell’oceano). I gruppi più noti della scena Oi! avevano in comune la passione per il calcio, soprattutto i Cockeny Rejects, i quali fecero della loro appartenenza al West Side (il settore caldo dello stadio) un segno distintivo e fecero del loro attaccamento alla squadra una ricorrenza delle loro canzoni: la loro versione di “I’m forever blowing bubbles” (il celeberrimo inno del West Ham) scalò le classifiche di vendita, mentre altre canzoni (“West Side Boys”, “We Are The Firm” e “War On The Terraces”) furono segnali altrettanto chiari. A livello locale, la rivalità più forte dell’ICF era coi tifosi del Milwall e con quelli del Chelsea, ma non è che con gli altri andasse meglio: Tottenham e Arsenal a Londra avevano un seguito ampio e quindi minaccioso, per non parlare delle due squadre di Manchester e di Newcastle, Leeds, Leicester e Birmingham. In breve, l’ICF divenne ben più famosa della squadra che sosteneva, fino alla colossale guerriglia scoppiata a bordo di un traghetto che attraversava la Manica verso l’Olanda, nell’estate del 1986, contro i tifosi del Manchester United, fatto sanguinario che segnò l’epilogo di una stagione destinata a essere stroncata dalle misure del governo Tatcher (che pretese la costruzione di stadi nuovi, con posti tutti a sedere, in modo tale da facilitare il controllo e spezzare gli assembramenti e i movimenti tipici della guerra sulle terrace). Il libro può scioccare e allo stesso tempo sembrare un’esagerazione, forse pecca di un’eccessiva autoindulgenza, ma racconta una realtà dall’identità molto ben definita e coerente, e finisce per lasciar trasparire una sorta di “morale” della violenza («Non mi va che la gente usi parole come hooligan o delinquenti solo per il fatto che ci piaceva combattere. In effetti, dal mio punto di vista eravamo gladiatori», ricorda uno degli intervistati). La cosa che però senza dubbio stupisce, soprattutto agli occhi di un italiano, è l’assoluta distanza di questa realtà dal mondo politico: questa gente che si è nutrita di violenza e guerriglia urbana ha sempre agito per proprio conto, senza legami d’interesse con determinati gruppi, anzi: quando una frangia degli skinhead virò politicamente verso destra e il British National Party cercò di sfruttarla per infiltrarsi nelle curve in cerca di adepti da reclutare, i tifosi Hammers non si fecero sedurre, perché molti dei capi (tra cui lo stesso Pennant) erano immigrati di prima o seconda generazione.