martedì 19 aprile 2011

Nick Hornby - Alta fedeltà

Ognuno ha i suoi libri feticcio. Senza moralismi o false vergogna, il mio è Alta fedeltà: non quello che mi ha fatto scoprire Nick Hornby (questo primato spetta a Febbre a 90°), ma sicuramente quello che più mi ha colpito, commosso e conquistato (a dispetto dell’orrenda copertina dell’edizione Guanda). Gli devo molto: quando al colloquio di ammissione al master in editoria mi hanno chiesto di scegliere un libro e parlarne, ho scelto proprio lui, rendendomi conto (forse per la prima volta) di quanto un romanzo possa entrare nell’anima di una persona, restando una bella esperienza di vita e trasformando il suo autore in un vecchio amico che è sempre disposto a venir in tuo aiuto. Alta fedeltà è il frutto della geniale intuizione di unire una delle più grandi ossessioni maschili (dopo il calcio, protagonista di Febbre a 90°), la musica, con i problemi sentimentali di un ultratrentenne infantile, Rob Fleming, proprietario di un negozio di dischi di Londra (il Championship Vinyl) e appena lasciato dalla sua ragazza, Laura: la storia si apre con la descrizione delle cinque fregature peggiori ricevute dalle donne e prosegue come una chiacchierata con i lettori seguendo il corso dei pensieri del protagonista, un personaggio frustrato e insoddisfatto, nevrotico e immaturo, che ha fatto della musica il filo conduttore della sua vita, un porto sicuro dove rifugiarsi di fronte alle difficoltà («Ascoltavo la musica perché soffrivo? O soffrivo perché ascoltavo la musica?»). Solo le classifiche (le canzoni, i dischi, gli artisti, ma anche i libri, i film e le donne) riescono a dare un senso e una stabilità alle cose e ai ricordi, permettendogli di inquadrare e controllare la realtà (ma queste classifiche, per loro stessa natura, sono mutevoli come le chart discografiche, soggette agli umori del pubblico). Non si accorge che Laura gli vuole bene anche quando è andata a convivere con un altro uomo (un odioso vicino di casa) ed entra subito in competizione con lui, imputa alle altre ex della sua vita tutti i suoi problemi, mitizza l’amore di una donna (la straordinaria Charlie) che l’ha scaricato rovinandogli (a suo dire) la vita e rendendolo consapevole di essere un peso medio. La sua inadeguatezza è quella di voler rimanere adolescente per tutta la vita, non prendere mai responsabilità, non ammettere i propri errori e non chiudersi porte per assaporare il gusto di una nuova prima volta (il che è connesso alle fantasie maschili sulle donne tipo il vestiario sexy o l’orgasmo simultaneo, cosa che ovviamente non può avvenire nel momento in cui con una donna ci si deve convivere). Circondato da due aiutanti fanatici che lavorano nel suo negozio di dischi (l’introverso Dick e l’esagerato Barry) e ridotto a trascorrere i suoi fine settimana con i genitori e i loro amici (o a trascorrere il compleanno solo guardando film a noleggio), Rob decide di prendere in mano la top five delle fregature amorose di tutti i tempi e di affrontare faccia a faccia tutte le sue ex, facendo luce su molte cose alle quali lui non aveva mai pensato e scoprendo che la mitica Charlie non era poi così mitica come ha sempre pensato; contemporaneamente, cerca di ricucire con Laura ma va a letto con una cantante che ha visto cantare in un pub ed è venuta poi a trovarlo in negozio, accorgendosi che l’ennesima prima volta non è affatto così memorabile. La passione per la musica (esplicata attraverso tonnellate e tonnellate di titoli e citazioni) è dunque un qualcosa di più che un mero espediente narrativo, anzi, è il tema centrale del romanzo, tanto da divenire termine di paragone e metro di giudizio della realtà: solo chi ama profondamente la musica (intesa come quella pop/rock) poteva realizzare qualcosa del genere (sfido chiunque a non riconoscersi nel riordino della propria collezione di dischi secondo svariate categorie o nella realizzazione di una compilation in cassetta per una ragazza, con tutte le leggi che ciò comporta), riuscendo, tra l’altro, a dare credibilità a un personaggio che si sente onnisciente e, da classico snob, giudica tutti gli altri in base ai propri gusti. Hornby riesce a fare tutto questo con humour e garbo, senza mai strafare, a differenza di molti altri presunti scrittori che hanno deciso di imitarlo inserendo nei loro romanzi classifiche immaginarie del tutto fuori contesto e irriguardose nei confronti del loro modello. Forse è un autore che, per sua stessa natura, è portato a essere apprezzato maggiormente da un pubblico maschile: ma che male c’è?

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