martedì 2 ottobre 2012

Alan Moore, Eddie Campbell - From Hell

Come accaduto nel caso di Watchmen, anche per From Hell ci sono indubbiamente arrivato tardi, ma ci sono arrivato. Di questa mastodontica graphic novel che porta la firma di Alan Moore, genio riconosciuto capace di rivoluzionare il fumetto, in questo caso coadiuvato dai disegni scuri e graffiati Eddie Campbell, io conoscevo solo l’omonimo film che ne è stato tratto per la regia dei fratelli Hughes, in Italia intitolato La vera storia di Jack lo Squartatore e a mio avviso veramente bellissimo per atmosfera, rigore e ricostruzione d’ambiente. In realtà, a parte per la trama (gli omicidi che insanguinarono il quartiere londinese di Wihitechapel alla fine del 1888) e qualche dialogo, il film è qualcosa di fondamentalmente diverso dall’opera di partenza, definita dagli stessi autori un “melodramma in sedici parti” che consta di oltre quattrocento pagine alle quali si aggiungono un’ulteriore sezione di minuziose note esplicative e fitti riferimenti storico-bibliografici sulla vicenda di Jack lo Squartatore che spiegano quali fatti sono scaturiti dalla fantasia di Moore e quali invece si basano su avvenimenti realmente accaduti, dimostrando una conoscenza praticamente enciclopedica sull’argomento da parte del suo autore, che travalica i confini della vicenda per abbracciare elementi di storia (ci sono perfino accenni alle ceneri ancora vaganti del Krakatoa), di costume e di lingua dell’epoca (compresi i doppi sensi scurrili utilizzati nei bassifondi). La trama abbracciata da Moore riprende la teoria del complotto reale avanzata da The Ripper Files di Elwyn Jones e John Lloyd (e già alla base del film Assassinio su commissione con Christopher Plummer nei panni di Sherlock Holmes), secondo cui il nipote della regina Vittoria, Edward duca di Clarence, avrebbe avuto un figlio illegittimo da una prostituta di Whitechapel, per di più cattolica. Al fine di mettere a tacere lo scandalo, in un torbido intrigo ordito dalla corona e dalla massoneria, il medico della regina, Sir William Gull, avrebbe ricevuto l’incarico di sopprimere le amiche della poveretta che erano al corrente della vicenda. Il pittore Walter Sickert, profondo conoscitore dell’ambiente di Whitechapel oltre che accompagnatore abituale del duca di Clarence nelle sue “escursioni” notturne, sarebbe stato l’involontario strumento del massacro. A indagare su questa vicenda è chiamato l’ispettore Abberline, molto differente dall’elegante e affascinante ispettore Abberline del film interpretato da Johnny Depp (fumatore d’oppio e capace di penetrare una realtà metafisica che a tutti gli altri è celata), qui un poveraccio gentile, stanco e sgraziato, sempre fuori posto e destinato a perdere per forza. La trama, per quanto accattivante e conosciuta, funziona solo in parte come allegoria dei limiti raggiunti dal potere pur di difendere se stesso. Come spiegato dallo stesso Moore, il suo interesse non era tanto quello di scoprire il colpevole (che si vede sin da subito, ben identificato, agire indisturbato e alla luce del sole, con la complicità di molti), quanto quello di esplorare le ragioni del fatto e creare qualcosa che tracciasse e riannodasse i fili della vicenda fino al cuore nero della vicenda, quella «più estrema e orrenda regione della mente umana» che è il solo posto in cui gli dei e i demoni esistono incontrovertibilmente in tutta la loro grandezza e mostruosità. Un tentativo di tracciare una mappa del Male e una riflessione su quanto esso possa essere inserito nel gioco del tempo e su come possa esserci una trama ben definita che provoca eventi maligni a intervalli precisi che procedono a spirale (scopriamo per esempio che esattamente un secolo prima operava un altro assassino dalle modalità molto simili a quello dello Squartatore e che la notte in cui l’assassino di Whitechapel uccise la sua prima vittima è probabilmente la stessa in cui Alois e Klara Hitler concepirono il loro figlio Adolf), ma anche prefigurazioni sull’aldilà e spiragli profetici su un futuro messianicamente evocato e incarnato (dopo l’ultimo omicidio, lo Squartatore si ritrova negli odierni e disumanizzati uffici della City, tra computer, fax e facce serialmente spersonalizzate). L’appartenenza di Sir William Gull alla Massoneria offre quindi lo spunto per inserire tutta una complicata sottotrama magico-simbolico-esoterica, che è quella che più interessa a Moore e che si incastona alla perfezione nell’architettura misterica della città di Londra (ben spiegata nel magistrale capitolo del viaggio in carrozza, simile a un’iniziatica discesa agli inferi per via magico-razionale tra chiese simili a templi pagani e obelischi dedicati al culto solare). La visionarietà dell’opera non le impedisce, grazie alla sua meticolosità nella ricostruzione d’ambiente, di tracciare però un affresco incredibilmente reale di una Londra sordida e sudicia, ricostruita nel dettaglio, nella quale vediamo muoversi decine di personaggi del periodo, da Oscar Wilde a G.B. Shaw, passando per William Blake e Robert Louis Stevenson, oltre a un Aleister Crowley ancora bambino ma già predestinato a diventare un grande occultista. Chi è abituato a vedere i fumetti come un’arte minore farà certo un po’ fatica ad apprezzare, ma per tutti gli altri quest’opera assolutamente pazzesca è una lettura obbligata.