giovedì 4 settembre 2014

Bram Stoker - Dracula

I vampiri sono tra noi e, contrariamente alloro status di non morti, sono più vivi che mai: nei fumetti, al cinema, in televisione, nei libri, ormai non si contano nemmeno più le rielaborazioni più strambe e originali che ne ha fatto i sovrani indiscussi della fiction. Purtroppo ben poco si è salvato dal seminale e inimitabile Dracula di Bram Stoker, il più famoso romanzo di vampiri della storia capace di diventare uno dei libri più letti del mondo e fonte inesauribile di ispirazione per altre opere (l’ultima terrificante declinazione è stata la serie televisiva omonima con Jonathan Rhys-Meyer a base di bondage e sangue, in cui il conte fa il magnate delle nuove tecnologie contro i monopolisti cattivi: dal momento che i film di vampiri si sono sempre caratterizzati per essere il luogo privilegiato di riflessione sociale, estetica e di costume del periodo a cui appartiene, è facile dedurre in che razza di tempi ci ritroviamo a vivere). La trama è arcinota: l’avvocato Jonathan Harker si reca in Transilvania per stipulare una vendita immobiliare con il conte Dracula, il quale lo imprigiona e parte per l’Inghilterra con il progetto di popolare il paese di suoi simili; arrivato a Whitby e installatosi a Londra, vampirizza prima la giovane Lucy e quindi la sua amica Mina, fidanzata (e poi moglie) di Harker, ma uno studioso di fenomeni paranormali, l’olandese Abraham Van Helsing, scopre i suoi piani guidando un manipolo di eroi (di cui fanno parte anche i tre pretendenti alla mano di Lucy) nella lotta contro il vampiro. Per gli standard attuali forse è un romanzo un po’ vecchio, che risente dell’epoca in cui fu scritto (è uscito nel 1897) e del gusto drammatico se non melodrammatico del suo autore (che era il manager teatrale di Henry Irving, una delle più famose superstar del palcoscenico di allora), quindi gli appassionati di splatter, gore e mutilazioni potrebbero rimanere parecchio delusi. Oltretutto, si tratta di un romanzo epistolare come in voga all’epoca, che prevede un intricato incastrarsi di diari, lettere, biglietti, telegrammi e articoli di giornale, e quindi una contemporanea presenza di diversi narratori che aggiungono a mano a mano nuovi elementi e chiavi di interpretazione alla vicenda (senza contare che, attraverso questa struttura, emerge la forte solidarietà dei protagonisti). Se si considera però l’epoca in cui venne scritto, Dracula è un romanzo avanzatissimo: in contemporanea al giubileo di diamante della regina Vittoria e dei primi studi sulla psicanalisi di Freud, Stoker imponeva il soprannaturale in letteratura (“Una cosa simile può accadere qui, nella Londra del diciannovesimo secolo?” si chiede il dottor Seward), realizzando un romanzo a tutti gli effetti gotico (il tema del castello e della sua esplorazione è molto gotico) ma anche molto moderno (con riferimenti alla tecnologia contemporanea come le foto Kodak e il fonografo del dottor Seward) e riflettendo sul labile confine tra ciò che è umano e non lo è (basta un morso del vampiro per precipitare in un’eternità da nosferatu, un dannato né vivo né morto), il pericolo di una terra popolata di non morti, la metamorfosi, la minaccia dell’invasione, lo scontro Oriente-Occidente. È bene chiarire che la love story che lega Dracula a Mina (reincarnazione della sua amata) attraverso i secoli è una pura e semplice invenzione del bellissimo film di Francis Ford Coppola, e che nel romanzo di Stoker non c’è alcuna redenzione attraverso l’amore (anche se Mina è l’unica a provare pietà per il destino del conte): Dracula ci ricorda i bei tempi in cui il vampiro era un mostro a tutti gli effetti e non un languido bamboccio da High School che si innamora della finta sfigata del liceo, beveva sangue umano e non un surrogato di animale e non si poneva problemi etici sulla sua condizione di disadattato politicamente scorretto (ogni riferimento a Twilight è assolutamente voluto). Dracula (che nel corso della vicenda si materializza più volte sotto forma di esercito di topi, di nebbia, di grande cane e di pipistrello) incarna il male assoluto, ancestrale ed esterno alla società che va debellato a tutela dell’ordine ideologico costituito, e per questo Van Helsing (che mette la propria scienza a servizio del bene collettivo) spiega agli altri onorati membri del consesso civile la necessità di combatterlo (altrimenti si fa la fine di Lucy, vittima inconsapevole del vampiro, che soccombere nonostante gli incredibili sforzi profusi dagli altri per salvarla). Anche il suo aspetto è quanto di più lontano dall’immagine dell’aristocratico elegante in abito da sera e con il mantello della tradizione cinematografica (che qui fa invece la sua comparsa una volta sola, quando il conte in Transilvania scivola di notte lungo le pareti del suo castello), e appare piuttosto come un signorotto orientale rude e austero, nelle cui vene scorre il sangue di Attila l’Unno, che narra le imprese della sua famiglia contro i Turchi, dai modi bruschi e una sensualità perversa (ha i peli sul palmo delle mani), vestito di nero ma senza particolare pompa e perfino con l’alito cattivo (tipico del vampiro del folklore, non del dandy immortale ed eternamente giovane alla Dorian Gray). Allo stesso tempo, però, Dracula è l’ultimo eroe romantico, destinato alla sconfitta in una società che si è votata alla scienza, non prima di aver scosso il sistema di valori su cui tale società è fondata: nella Londra vittoriana, il conte diviene il simbolo della seduzione del Male e della tentazione sessuale (repressa e, per questo, molto eccitante), e il suo morso placa allo stesso tempo la fame, l’appetito sessuale e il desiderio di dominio sugli altri. Il romanzo ha al suo attivo una serie di scene eccezionali, che gli fanno perdonare alcune ingenuità (come le trasfusioni fatte fare da Van Helsing senza preoccuparsi di controllare la compatibilità dei tipi sanguigni): l’incontro ad alto tasso erotico con le tre spose non morte di Dracula; il racconto dell’arrivo a Whitby della nave Demeter, senza marinai e con il solo capitano, morto, legato alla ruota del timone, mentre il giornale di bordo rivela che un mostro misterioso (Dracula) ha ucciso, uno dopo l’altro, tutti gli uomini dell’equipaggio; il confronto nel cimitero con Lucy riapparsa come vampiro che insidia i bambini della zona; l’inseguimento finale verso il castello in Transilvania in quella che è una vera e propria lotta contro il tempo all’inseguimento di un nemico che ha a suo favore l’eternità. Per non parlare del memorabile personaggio di Renfield, il paziente del manicomio che mangia insetti e piccoli volatili vaneggiando sul prossimo arrivo in Inghilterra di un fantomatico Maestro, ma che poi cerca di proteggere Mina dal conte in quanto l’unica che lo ha trattato umanamente.

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