venerdì 2 ottobre 2015

Bill Willingham, Mark Buckingham, Steve Leialoha - Fables. La fattoria degli animali

Secondo numero di Fables, la serie creata da Bill Willingham che immagina una realtà in cui i personaggi delle favole vivono a New York sotto sembianze umane nella comunità integrata di Favolandia, ben attenti a non lasciar trasparire la loro vera natura. Scopriamo però che, fuori città, esiste una fattoria (definita da Rosa Rossa «una specie di incrocio tra il vecchio McDonald, Walt Disney e il paese dei mastichini», con ovvio riferimento al Mago di Oz) nella quale vivono tutte quelle favole che non possono esibire un aspetto umano, quindi i Tre Porcellini (dei veri bastardi), i Tre Orsi, la volpe Renard, Fratel Coniglietto, il leone, la tigre Shere-Khan, la pantera Baghera, il pitone Kaa e la scimmia Re Luigi (questi quattro dal Libro della giungla di Kipling), tre giganti, un drago e chi più ne ha più ne metta. La situazione non è così placida come l’aspetto bucolico potrebbe indurre a credere: le favole, infatti, sono sul piede di guerra e stanno per mettere in atto una rivoluzione armata per far valere i loro diritti e avanzano addirittura pretese sulla comunità di Favolandia di città. Se nel primo capitolo i toni facevano pensare a Neil Gaiman, qui il tutto si avvicina molto di più ad Alan Moore: la favole sono emarginate, e non a tutte loro va bene, e per questo uccidono (scordatevi l’estetica del “politicamente scorretto ma simpatico” alla Shrek). Tutto il fumetto è concepito sin dal titolo come una parodia crudele de La fattoria degli animali di Orwell, con tanto di citazione del Signore delle mosche (la testa di maiale sulla picca) e la solita tonnellata di humour nero e ghignate di Willingham (lo Spergiuro Cavaliere che declama vaticini apocalittici appeso su un albero dopo essersi ubriacato insieme alla scimmia alata dell’ufficio di Bianca Neve; la volpe Renard che con linguaggio scurrile cerca di sedurre Bianca Neve; Riccioli d’Oro trasformata in un’attivista terrorista dei diritti umani che si esprime con un linguaggio da rivoluzionaria comunista, accusa chi non la pensa come lei di essere specista e va a letto con il figlio di Papà Orso). Il lupo sceriffo questa volta è di contorno mentre la protagonista è Bianca Neve, in visita alla Fattoria, che si trova nel bel mezzo della ribellione (lei che è il braccio destro di Old King Cole, il sindaco di Favolandia), braccata e allo stesso tempo in cerca di un modo per fermarla. I disegni, dai colori accesi e dalle pochissime sfumature, assistono bene il clima di violenza che si respira nelle pagine del volume. In chiusura, scopriamo un altro tassello del mondo immaginato dall’autore: le favole sono immortali nella misura in cui gli umani le credono vive (quindi Biancaneve sopravvive a un headshot, mentre la sorella Rosa Rossa, che non conosce nessuno, resterebbe uccisa).

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