lunedì 23 novembre 2015

Philip Pullman, Stéphane Melchior, Clément Oubrerie - La bussola d'oro

De La bussola d’oro, primo capitolo dell’acclamata trilogia Queste oscure materie di Philip Pullman, ho parlato molti anni fa QUI in occasione dell’uscita dell’omonimo e sfortunato film di Chris Weitz che, nonostante la presenza di star come Nicole Kidman e Daniel Craig, è ricordato come un gigantesco flop al botteghino (ragion per cui i seguiti non sono mai stati realizzati). Ora, in occasione del ventennale della sua pubblicazione, il brand è stato rilanciato in grande stile: nuove edizioni, una serie prodotta dalla BBC nuova di zecca, e perfino una graphic novel dei francesi Stéphane Melchior (testi) e Clément Oubrerie (disegni) che, secondo lo stesso Pullman con una frase che molto di lancio promozionale (e infatti è riportata sulla fascetta di accompagnamento), è la migliore trasposizione della sua opera. La storia è sempre quella: in un mondo in cui le persone vivono insieme al loro daimon (rappresentazione in forma di animale dell’anima umana di ciascuno che, nei bambini, non è ancora stabile e può cambiare continuamente fattezze), l’orfana Lyra Belacqua, l’unica a saper leggere le indicazioni di un misterioso aletiometro (una specie di bussola in grado di rispondere a ogni domanda), che decide di partire alla ricerca dell’amico Roger, rapito come molti altri bambini dai sinistri Ingoiatori. Lyra (accompagnata dalla martora Pantalaimon) è però minacciata dall’ambigua e misteriosa Mrs. Coulter, legata al Magisterium, una chiesa totalitaria e oscurantista che insidia le ricerche che Lord Asriel sta conducendo al Nord su una misteriosa “polvere” (il senso antireligioso del testo non è stato annacquato come nel film ma è mantenuto tale e quale). Non crediate di trovare la trasposizione dell’intero romanzo: il volume racconta le vicende della prima parte del libro La bussola d’oro, quando Lyra parte coi gyziani per il Nord, lasciando intendere che bisognerà comprare anche il seguito (che in Francia è già uscito), quindi ancora non si incontra  Ciò detto, il lavoro fatto sui testi è pregevole e rende accessibile il testo anche ai profani (e per questo può far storcere il naso ai fan duri e puri che vorrebbero ritrovare la complessità dell’originale): non introduce e non fa spiegoni, ma butta subito il lettore nel pieno della narrazione, lasciandogli capire da solo lo scenario allestito da Pullman. Purtroppo i disegni sono troppo minimalisti e scarni, quasi espressionisti e scavati, e non rendono giustizia al mondo scintillante elaborato dallo scrittore se non in rari casi come l’approdo tra i gyziani (grazie anche al carisma del loro re John Faa). Insomma, un adattamento così così, non da buttare, ma nemmeno da ricordare. Magari mi ricrederò con il secondo capitolo (sempre che esca in Italia).

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