lunedì 14 dicembre 2015

Paola Siragna - La filosofia dei Queen

I Queen sono una delle mie grandi passioni e trovare libri che ne parlano è sempre un’emozione, soprattutto oggi che i vecchi fan sono cresciuti e sono riusciti a far sentire la loro voce, sostituendosi alla vecchia critica (soprattutto italiana) che ha sempre bollato il gruppo di Freddie Mercury, Brian May, Roger Taylor e John Deacon come pretenzioso, megalomane e sopravvalutato. E fan dichiarata è Paola Siragna, violoncellista e musicologa, autrice di questo interessante La filosofia dei Queen fra arte, teatralità ed eclettismo per la collana edita da Mimesis, libretto che riprende in parte i concetti già espressi da Michele Primi nel volumetto degli Atlanti Musicali Giunti sempre dedicato ai Queen che già spiegava come Freddie Mercury concepisse il proprio lavoro come un’unione fra tutte le arti, un’opera totale in cui si dovevano fondere poesia, musica, danza, arti visive e costumi scintillanti. In questo caso la nostra Paola (che ha l’indiscutibile merito di non cedere mai a pettegolezzi inutili ma di mantenersi sempre sul piano musicale) cerca di individuare la filosofia che ha ispirato i Queen, per quanto sia possibile farlo per un gruppo del genere, libero da qualsiasi impegno socio-politico per stessa ammissione dello stesso Mercury, che ha sempre spiegato come non ci fossero messaggi nascosti nelle loro canzoni, concepite piuttosto come prodotti curati fin nei minimi dettagli in grado di divertire e appassionare il pubblico, usa e getta proprio “come rasoi della Bic” (Mercury era un personaggio che incarnava la figura del dandy edonista e diceva: “Qualsiasi cosa tu faccia, falla con stile!”, oppure: “Voglio vivere una vita da epoca vittoriana, circondandomi di raffinate cianfrusaglie”). Ecco quindi che si ipotizza l’influenza dello zoroastrismo (religione di Mercury) nella divisione tra bene e male, esemplificato dalla contrapposizione di bianco e nero così spesso utilizzata nei primi album (Queen II presentava addirittura, al posto delle tradizionali facciate A e B, la facciata bianca e facciata nera, rappresentate rispettivamente dalle due canzoni White Queen e The March of the Black Queen), i riferimenti di ogni tipo, alla cultura alta come alla cultura bassa (la copertina di Queen II, poi animata nel video di Bohemian Rhapsody, è resa da una foto di Marlene Dietrich sul set di Shangai Express), l’eclettismo e l’intenzione di abbracciare più generi possibili, le diverse tematiche testuali e le differenti angolazioni, il tutto però sempre all’interno di un discorso coerente e mantenendo una grande dose di ironia, senza dimenticare il grandissimo lavoro in studio alla luce degli ultimi ritrovati tecnologici e anche mediante soluzioni “artigianali”, cose che hanno permesso il mantenimento di un ben preciso “stile Queen” nel corso del tempo. Non è un excursus completo, perché l’autrice prende in esame solo il disco A Night at the Opera, facendone il modello-manifesto del gruppo in quanto quello che ha fatto emergere le caratteristiche del suo sound e le diverse personalità dei membri della band (che componevano tutti e cantavano in tre, con l’eccezione di John Deacon): molte informazioni sono desunte dal DVD The Making of a Night at the Opera, 30th aniversary edition (veramente fantastico, anche se ormai da questo disco capolavoro sono passati, ahimè, 40 anni), ma l’analisi è veramente completissima e riguarda tutti i brani, dal punto di vista sia testuale sia musicologico, fino a una descrizione particolareggiata del brano più famoso dell’album, della carriera dei Queen e forse della musica del XX secolo, Bohemian Rhapsody, con un epilogo dedicato all’album Innuendo e alla sua titanica title track, in quale modo prosecuzione moderna del discorso iniziato in quel lontano 1975. Alcune note sul Freddie Mercury grafico sono davvero notevoli: personalmente non sapevo che i cui quattro riquadri colorati (nei quali si stagliano i visi dei musicisti come se fossero in negativo) sula copertina del bistrattato Hot Space fossero un tributo a Simon, gioco elettronico musicale creato da Milton Bradley nel 1978 e divenuto simbolo della cultura pop. Da applausi anche i finali “consigli per un ascolto non convenzionale”, 20 brani scelti con tanto di descrizione da ascoltare (escludendo quelli già analizzati nel corso del libro) per avere una visione più ampia e completa della produzione dei Queen: rispetto agli scialbissimi consigli di Lesley-Ann Jones in I Will Rock You, che si limitava a citare i Greatest Hits, è davvero un grande passo in avanti.

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