giovedì 7 gennaio 2016

Paul Tobin, Joe Querio - The Witcher. La casa di vetro

Divagazione fumettistica per la saga di The Witcher di cui ormai posso dichiararmi un fan, avendo letto i primi tre volumi della saga di Andrzej Sapkowski (spero sempre di proseguire con gli altri) e finito i primi due videogiochi (sono da mesi alle prese con il terzo). Non è mia intenzione far naufragare il discorso su territori troppo nerd, ma ancora una volta devo premettere che, senza il successo dei videogiochi, mai e poi mai avremmo trovato qualcosa riguardante Geralt di Rivia in Italia, quindi è molta la mia gratitudine nei confronti di CD Projekt Red per aver dato vita a questo franchise. Proprio con la collaborazione della software house, Paul Tobin (testi) e Joe Querio (disegni) hanno dato vita a questa graphic novel costituita da cinque capitoli (usciti in origine ognuno come numero della serie) che presenta una copertina molto Mike Mignola (il creatore di Hellboy) e una storia molto oscura che è slegata dalla successione cronologica dei romanzi di Sapkowski (e quindi è leggibile come cosa a sé). Il nostro Geralt si ritrova a salvare da un drowner un cacciatore, Jakob, il quale viene seguito da lontano dalla moglie morta e, a suo dire, trasformata in una bruxa (una vampira). I due si avventurano nella Foresta Nera e finiscono ospiti di una misteriosa casa dalle pareti con strane decorazioni in vetro che coincidono con gli argomenti trattati o le sensazioni dei personaggi, fornisce cibo già pronto ma nasconde cadaveri infuriati sotto una botola ed è custodita da un leshen (un guardiano della foresta) e una strega delle tombe. Alla compagnia si unisce anche la provocante succube Vara (già ospite della casa), ma ben presto si intuisce che la casa è una vera e propria presenza oscura che funge da ritrovo di anime dannate. Ci sono i classici temi maturi della saga di Sapkowski come la maledizione da spezzare (i witcher si guadagnano la vita uccidendo mostri e spezzando maledizioni), la meschinità umana, la solitudine di Geralt, la sessualità piuttosto libera e la questione del vero amore, differente da quello mercenario, con il classico rovesciamento finale (l’amore occasionale del witcher si rivela molto più sincero di quello autentico, in realtà folle e violento). Anche il combattimento rispetta quello codificato dalla saga: Geralt combatte mediante le sue due spade (una d’acciaio per gli uomini e una d’argento per i mostri) e i cinque segni magici. Lo stile dei disegni cupo e fiabesco allo stesso tempo è notevole ma purtroppo devo ammettere che gli autori americani sono lontani dall’estetica e dalla poesia slava dell’originale (i mostri invece sono disegnati esattamente come appaiono nel videogioco). Anche gli accenni umoristici sono ben lontani dalla satira del mondo fantasy tipica di Sapkowski. Una lettura piacevole, ma non fondamentale.

Nessun commento:

Posta un commento