martedì 15 marzo 2016

Paolo Gulisano - Re Artù. La storia, la leggenda, il mistero

Esce per Fede & Cultura, curata da me, una nuova edizione di Re Artù. La storia, la leggenda, il mistero di Paolo Gulisano, uno dei saggisti più prolifici e importanti d’Italia per quanto riguarda l’età vittoriana ma soprattutto il fantastico. Il libro in questione è già uscito più di dieci anni fa (con Piemme) e ho pensato di renderlo più appetibile facendo scrivere all’autore una nuova appendice dedicata a La caduta di Artù di J.R.R. Tolkien, poema che è quasi una riscrittura del mito e che è uscito qualche tempo fa corredato da note e commenti da parte dell’immancabile figlio Christopher: d’altra parte, Gulisano è un appassionato e competente tolkieniano e la sua lettura del personaggio di Re Artù è tutta filtrata dalla lettura di Tolkien e del Signore degli Anelli (di cui  anticipa tematiche come la caduta e il fallimento). «Le leggende non finiscono mai» è la citazione tolkieniana con cui si apre l’analisi di Gulisano, convinto come il professore di Oxford che il mito «non è pura evasione dalla realtà per rifugiarsi nella fantasia, ma è forse l’occasione per volgere lo sguardo verso cose grandi, verso noi stessi e la nostra anima assetata di Bellezza, verso le stelle, cercando i segni del nostro destino». Ecco quindi che Re Artù, i Cavalieri della Tavola Rotonda, la spada Excalibur, il mago Merlino, la fata Morgana, Camelot, Lancillotto e Ginevra, Parsifal, il Santo Graal e l’isola di Avalon sono personaggi e luoghi che sono divenuti eterni (anche grazie a sempre nuove spettacolarizzazioni del mito) ma che affondano le loro radici in precisi eventi storici avvenuti nelle isole britanniche dall’epoca dei Romani in poi, tra Celti, Sassoni e Britanni, paganesimo e cristianesimo, per poi approdare nel Medioevo e ai romanzi di Chrétien de Troyes, Goffredo di Monmouth, Robert de Boron e Thomas Malory. Nel bellissimo Excalibur di John Boorman, Merlino pronuncia queste suggestive parole: «La maledizione degli uomini è che essi dimenticano». Solo restituendo il mito alle più antiche dimensioni storiche e religiose, ripulendolo da tanto ciarpame pseudo-misterico ed esoterico (che continua tuttora), è possibile affrontare questa straordinaria figura dell’immaginario europeo che è Artù, «che è sopravvissuta attraverso i secoli, mimetizzandosi e trasformandosi, per arrivare col suo fascino fino a questo inizio di XXI secolo, imponendosi anche nelle nuove forme espressive dell’immaginario”. Un libro da leggere anche per chi ne sa pochissimo sull’argomento e magari deriva le sue scarse conoscenze da La spada nella roccia della Disney.

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