sabato 9 aprile 2016

Philip Pullman - Jack il Diavolo a molla

Spring-Heeled Jack è un personaggio del folklore inglese divenuto famoso nel corso dell’Ottocento perché avvistato da più parti ma soprattutto grazie ai penny dreadful, pubblicazioni a puntate simili ai feuilleton o ai romanzi d’appendice che venivano pagate un tanto al chilo ad autori sconosciuti e abbondavano di sangue ed emozioni forti (altri capostipiti del genere sono Varney il vampiro e Sweeney Todd). Da noi è stato tradotto “Jack il saltatore” o “Jack dai tacchi a molla”, ma non ha mai ottenuto la fama che avrebbe meritato. Per fortuna ci pensa questo eccezionale libretto di Philip Pullman (autore della blasonata trilogia Quelle oscure materie, quella della Bussola d’oro per intenderci) che, pur mantenendone l’aura di mistero, ne fa un supereroe dei fumetti («In epoca vittoriana, prima che si sentisse parlare di Batman e Superman, c’era un altro eroe che salvava la gente e catturava i criminali. Era Jack il Diavolo a molla») che aiuta tra fratelli, Rose, Lily e Ned, a scappare e a ricongiungersi con il padre perduto. I tre sono in fuga da un orfanotrofio (“La Medaglia di Latta”) e portano con sé un prezioso ciondolo che pensano di vendere per racimolare i soldi per imbarcarsi e lasciare Londra. Sul loro cammino si imbattono nel ferocissimo Mack Coltello, l’uomo più malvagio della città, che vuole impossessarsi del medaglione e per questo rapisce Ned; nel frattempo, a inseguirli ci pensano anche i lugubri proprietari dell’orfanotrofio, la Signorina Tenaglia e il Signor Guastafeste, che intendono anche loro mettere le mani sul medaglione ma soprattutto intendono riportare i tre bambini indietro in quanto ricevono i contributi pubblici esclusivamente nel caso in cui l’orfanotrofio sua pieno di bambini fino al suo limite. La vicenda è destinata a complicarsi ancora di più con l’entrata in scena del marinaio semplice Jim Bowling e della sua fidanzata la Signorina Polly Sottaceti, oltre al malvivente Filthy il Lercio che è continuamente messo in crisi dalla sua coscienza che gli ronza intorno a mo’ di angelo svolazzante di seconda mano. Come si può facilmente capire, il tono è scanzonato, arguto e divertente, tra fughe, inseguimenti, luridi scantinati e cucine di alberghi di lusso, e non si prende mai sul serio. La cosa interessante è che non solo il volumetto è illustrato, ma il testo è intervallato continuamente da vignette a fumetti (realizzate, come le illustrazioni, da David Mostyn) che sostituiscono per un attimo la narrazione, che poi riprende a essere semplicemente testuale (un po’ l’uso che fa delle immagini Brian Selznick, autore de La straordinaria invenzione di Hugo Cabret): un espediente riuscito, che esprime bene l’ironia e l’azione che contraddistingue l’opera. Da segnalare anche l’uso delle citazioni che danno il titolo ai capitoli e sono usate direttamente anche come parte del testo stesso, e dove, al capitolo 11, Pullman si diverte a citare se stesso.

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