venerdì 30 settembre 2016

Joël Dicker - La verità sul caso Harry Quebert

Ennesimo bestseller, ennesimo caso letterario e fenomeno di vendite tradotto in 30 lingue: La verità sul caso Harry Quebert è un bel thrillerone di quasi 800 pagine da più parti acclamato come capolavoro e scritto da un giovane svizzero di madrelingua francese, Joël Dicker, che crede profondamente nella letteratura e per questo non può che starci simpatico. Ambientato nel 2008, alla vigilia delle elezioni presidenziali statunitensi nelle quali avrebbe vinto Obama, inizia un po’ a rilento e presenta il narratore, Marcus Goldman, giovane scrittore di successo autore di un romanzo che gli ha dato celebrità: dovrebbe scriverne un altro, ma è colpito dal famigerato blocco dello scrittore (e perseguitato da una madre pressante che riversa sul figlio tutte le sue ansie). Passano i mesi e non riesce a produrre nulla, mentre si avvicina inesorabile la scadenza imposta dal suo editore (che gli ha già pagato l’anticipo e lo minaccia di denuncia per inadempimento contrattuale), e così decide di chiamare il suo amico e mentore, Harry Quebert, anche lui scrittore di successo, che l’ha reso l’uomo e lo scrittore che è (gli ha insegnato a tirare di boxe, a sfogare la sua tensione ma soprattutto a crescere e maturare). Marcus quindi lascia New York e va nella casa di questi ad Aurora (New Hampshire), dove scopre un segreto che Harry gli ha sempre taciuto: all’età di 34 anni, nell’estate del 1975, Harry ha avuto una storia d’amore con una ragazza quindicenne (!), Nola, che poi è scomparsa lasciando un vuoto incolmabile nella sua vita. Senonché il cadavere di Nola viene trovato proprio nel giardino di casa di Harry insieme al manoscritto (con tanto di dedica simile a una confessione) battuto a macchina del romanzo Le origini del male, il capolavoro che ha dato fama letteraria a Harry: ovviamente, quest’ultimo viene arrestato e sembra spacciato, è additato come assassino e pedofilo, addirittura il suo libro viene ritirato dal mercato. Vedendo la distruzione che regna attorno al suo migliore amico, Marcus decide di aiutarlo e per questo torna ad Aurora, scoprendo la verità su Nola e i segreti legati alla sua scomparsa. La storia ci verrà svelata attraverso gli occhi di Harry che racconta a Marcus i ricordi di quei giorni del 1975, ma anche attraverso gli occhi degli altri abitanti della cittadina che hanno avuto a che fare con la vicenda, e soprattutto attraverso la finzione letteraria, perché tutto il libro è anche un libro nel libro, il romanzo che Marcus si trova a scrivere da un lato per riabilitare Harry e dall’altro per ottemperare ai suoi impegni contrattuali con il suo odioso editore affamato di denaro (gli editori, si sa, sono sempre malvagi). Il fatto poi che questo sia il secondo romanzo di Marcus, proprio come per Joël Dicker, fa sì che l’identificazione tra l’autore e il suo personaggio sia totale; siccome poi gli scrittori del romanzo sono due, allora l’autore si permette molte divagazioni letterarie, abbondando di consigli logorroici e di banalità a mio giudizio evitabili («Il primo capitolo è fondamentale», «I libri sono come la vita, Marcus. Non finiscono mai del tutto»). In realtà Dicker costruisce la vicenda in maniera magistrale mescolando flashback, narrazione in presa diretta e ripetizioni da punti di vista diversi (aspettatevi più di un colpo di scena, se è questo che vi interessa); qua e là ha qualche problema di ritmo (non condivido chi parla di pura adrenalina letteraria) ma azzecca tutti i personaggi, da quelli più stereotipati a quelli più iperbolici (come lo sfigurato e inquietante Luther Caleb), e soprattutto l’ambiente, la cittadina di Aurora, la grande provincia americana sonnolenta e moralista. Il suo è un thriller che è anche e soprattutto un romanzo d’amore e sull’amore, con tutte le derive a esso connesse (l’ambiguità, l’ossessione, il possesso, l’invidia, il sacrificio); ma è anche un’analisi del crollo delle proprie certezze, della scoperta che le persone che riteniamo fondamentali hanno le proprie ombre e possono deluderci. Da qui a definirlo un capolavoro però ce ne passa. Curioso che i capitoli siano costruiti all’incontrario: si parte con il 31 e si finisce con l’1, come una specie di conto alla rovescia.

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