domenica 20 novembre 2016

Michael D. O'Brien - L'inviato

Arriva anche in Italia il terzo volume della saga di Padre Elia scritta da Michael D. O’Brien, di cui sono già usciti Il nemico e il prequel Il libraio, entrambi pubblicati da San Paolo. Si intitola L’inviato ed esce per Fede & Cultura, e questo è il motivo per cui ne parlo, avendone curato l’edizione italiana, compreso il titolo e la copertina. Essedo i titoli originali molto diversi da quelli italiani (Il nemico è Father Elijah: An Apocalypse e Il libraio è Sophia House) ho pensato di restare in linea con la scelta della San Paolo e quindi ricorrere a un altro nome singolo, L’inviato appunto, lasciando perdere l’originale (e più banale) Elijah in Jerusalem e limitando il cenno alla Terra Santa alla copertina (dove troneggia una menorah). Trovo che il riferimento al concetto di “inviato” sia molto più pertinente in quanto fa riferimento al senso del romanzo, che racconta di persone con una missione in un determinato luogo e in determinato momento, e quindi si collega al martirio, alla testimonianza, alla missione evangelica e profetica della Chiesa. Perché, intendiamoci, questo è un romanzo supercattolico. Il suo protagonista è un vescovo, Padre Elia, ebreo convertito, chiamato dal papa a identificare, fermare e convertire l’Anticristo, il Presidente degli Stati Uniti d’Europa. È vecchio, ormai, e la sua missione è già stata raccontata nel thriller Il nemico, scritto in origine vent’anni fa; professionalità avrebbe imposto la lettura degli altri due volumi, ma io non li ho letti. Quindi, il mio giudizio sulla presente opera è ahimè limitata alla sola lettura di questo terzo volume, che non è un thriller, o meglio lo è solo in parte, perché la vicenda di Elia a Gerusalemme è solo un’esile cornice che permette a O’Brien di inserire una serie di racconti e testimonianze di personaggi che si parano sul cammino di Elia: il medico che si è convertito dall’islam al cristianesimo grazie alla testimonianza d’amore di un suo amico cieco cristiano, il produttore russo di film porno, la donna ricca e inquieta ex comunista combattente che da abusata è diventata manipolatrice. La missione conferita al protagonista (che in alcuni casi sa leggere le anime nella confessione, particolare credo già presente nel precedente capitolo) ha poi un esito finale, quando Elia si trova a fronteggiare veramente l’Anticristo faccia a faccia. I temi trattati sono molto profondi (la presenza del Male nel mondo e nella vita delle persone, l’apostasia dell’Occidente, l’illusione dell’uomo di poter costruire la felicità senza tener presenti i principi del cristianesimo) e si nota una chiara polemica nei confronti della Chiesa mondana che pensa di poter dialogare con il mondo e l’ideologia. O’Brien è uno scrittore molto attento alla spiritualità e ai valori cristiani (il compagno di Elia, fratello Enoch, incontra di nuovo l’uomo che l’ha reso cieco da un occhio e si riconcilia con lui), e non prende una posizione netta nei confronti dell’Apocalisse finale e degli ultimi tempi: anzi, è molto duro con chi sostiene di ricevere rivelazioni private e predice la fine del mondo (la donna che incontra Elia e pretende di essere ascoltata in quanto voce di Dio), spiegando che la fame per le rivelazioni segrete diventa ossessione e fiducia in una forma di gnosi che nulla ha a che vedere con la fede cristiana. Purtroppo, le storie risultano troppo scollate tra loro e a volte eccessive, forse nel tentativo di essere paradigmatiche. E che senso ha la scena dello stupro con squartamento di tartarughe? Insomma il mio parere è che L’inviato sia narrativamente debole come opera a sé stante non stia in piedi, magari funziona per chi ha già letto gli altri libri della saga e si è entusiasmato. Ma forse lo sbaglio è mio: forse non ho la giusta sensibilità spirituale, o forse avrei dovuto leggere anche Il nemico e Il libraio.

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