domenica 20 novembre 2016

Stefano Giorgianni - J.R.R. Tolkien, il Signore del Metallo

Quasi un anno fa ho letto e recensito Tolkien Rocks di Fabrizio Giosuè, interessante tentativo di raccontare l’importanza che J.R.R. Tolkien ha avuto e continua ad avere nella musica contemporanea, continuando a influenzare e ispirare decine e decine di gruppi e musicisti folgorati dalla Terra di Mezzo. Ammetto che l’argomento è una mia ossessione da anni, visto che sono un tolkieniano e un metallaro, a cominciare dal primo mitico numero della rivista “Power Zone” (supplemento di “Metal Hammer”) che, nel novembre 1998, comprai a La Spezia durante la visita militare e che conteneva uno speciale su Tolkien a cura del mitico Luca Signorelli con un esaustivo elenco di gruppi, dischi e canzoni di ispirazione tolkieniana. Quella lista mi è servita a lungo da ispirazione, e mi ha fatto conoscere alcune realtà che mi sarebbero rimaste a lungo sconosciute, come per esempio i Summoning, gruppo black metal sinfonico che letteralmente adoro. Ora esce per Tsunami Edizioni questo J.R.R. Tolkien, il Signore del Metallo firmato da Stefano Giorgianni, giornalista (guarda caso) di “Metal Hammer”, con l’esauriente sottotitolo L’immaginario tolkieniano nel panorama heavy metal dal black al power e una copertina letteralmente fantastica che ritrae un Nazgûl che suona la chitarra elettrica e il Monte Fato sullo sfondo. Credetemi, questo è il libro definitivo sull’argomento. Non tutto riguarda il metal però: delle 400 pagine che lo compongono, ben 130 riguardano la musica precedente al metal, quindi la psichedelia, il progressive, l’hard rock, il folk e il filk (genere che neanche conoscevo, e che è il folk con tematiche fantastiche), e si capisce che Tolkien ha fatto breccia nel cuore dei musicisti sin dai tempi degli hippie (e non poteva essere altrimenti, visto lo status di vera e propria Bibbia raggiunto dal Signore degli Anelli negli Stati Uniti degli anni Sessanta). Con competenza e imparzialità (e questo è il suo maggior pregio, perché non entra mai nel merito dando giudizi sui vari dischi) Giorgianni passa poi in rassegna con perizia certosina tonnellate di gruppi appartenenti ai più diversi generi del metal (classic, thrash, black, power, doom) con i relativi sottogeneri (epic, symphonic, atmospheric, viking, pagan), fino alle ultimissime realtà come i russi Moongates Guardian, analizzando e raccontando carriere, dischi e canzoni, riportando tutti i riferimenti, espliciti o meno, ai testi tolkieniani. Anzi, per ogni riferimento fa un confronto fra il testo della canzone e il riferimento tolkieniano, inserendo direttamente i brani tratti dalle opere che sono state la fonte d’ispirazione; il gioco è talmente appassionante che molti pezzi si rifanno a Tolkien solo parzialmente o involontariamente, comunque non in maniera dichiarata, e si passa allora all’ipotesi interpretativa. Quel che emerge è che l’influenza tolkieniana è prepotente nel metal e continua tuttora a crescere incontrollata, e spesso supera la conoscenza sull’argomento da parte dei musicisti stessi, che dialogano con le opere del Professore ma più spesso le costringono a una loro personale interpretazione fuorviante. Valga l’esempio di Varg Vikernes, mastermind del progetto Burzum (nome derivato dalla lingua nera di Mordor creata da Tolkien) famoso per roghi di chiese in Norvegia e ospite delle patrie galere per 16 anni per omicidio: ex fanatico tolkieniano, sostiene di aver sempre criticato la prospettiva giudaico-cristiana di Tolkien e di aver sempre preferito adottare l’ottica di Sauron, non il Signore del Male ma l’Odino della tradizione norrena. Cosa avrebbe detto Tolkien al riguardo? Certo non era un amante della musica sua contemporanea (detestava i Beatles) e avrebbe disapprovato la moltitudine di usi che negli anni sono stati fatti del suo immaginario nella musica rock e metal; figuriamoci cosa avrebbe detto del black metal, genere satanico e pagano per antonomasia che ha utilizzato e strumentalizzato l’universo di uno scrittore cattolico per fini forse definibili impropri. Invece è molto interessante notare cosa dicono al riguardo i diretti interessati, come Silenius dei Summoning, la «band che ha saputo, più di tutti nel genere estremo, rielaborare gli scritti di J.R.R. Tolkien e trasporli in musica con uno stile personale, in continua evoluzione estraendo la linfa dalle opere meno conosciute del Professore»: Silenius, qui intervistato, spiega che Tolkien «aveva il potere di catturare i propri lettori e portarli dentro il suo mondo, attraverso uno speciale senso di voglia di girovagare e perdersi nell’immaginario. Dietro ogni angolo e ogni collina si celava una grande storia, un grande passato, un racconto sempre più glorioso ed epico proveniente da ere dimenticate. Questo è quello che io chiamo “spirito tolkieniano”». Gli fa eco Hansi Kürsch, leader dei tedeschi Blind Guardian e uomo di grande intelligenza e cultura: «Scuramente gli scritti di Tolkien avevano di speciale sia la maniera in cui erano narrati, sia la prospettiva storica che l’autore gli ha donato». Il buon Hansi spiega poi il motivo dell’influenza dello scrittore sul rock e sul metal, a suo giudizio la libertà che egli fornisce al musicista di sviluppare le proprie idee: «Da una parte Tolkien dà la possibilità di immergersi in un universo, ma allo stesso tempo di svilupparne uno proprio». Insomma, dei biechi e truci metallari riconoscono la peculiarità di Tolkien nell’aver passato la vita a cesellare un universo nel più minimo dettaglio, esperimento unico nel suo genere nel panorama letterario, ma allo stesso tempo attestano che l’attualità di uno scrittore (specie un classico) cambia nel tempo e viene declinata in modi diversi in epoche diverse, con sensibilità diverse. Il libro, corredato da un notevole apparato iconografico (con foto di gruppi e copertine di album), è un’inesauribile fonte di ispirazione sonora: già so che non mi basteranno due vite per ascoltare tutti i gruppi citati.

1 commento:

  1. L'avevo sfogliato a Lucca Comics, ma mi era sembrato molto più breve di 400 pagine, tant'è che l'avevo lasciato perdere. Forse i caratteri "grandi" delle pagine mi avevano ingannato (?).

    Proverò a recuperarlo, conoscevo i Blind Guardian e ovviamente Burzum l'incendiario (sigh), ma non ho familiarità con gli altri gruppi.

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