venerdì 27 gennaio 2017

Stefania Carini - I misteri de Les Revenants

Amo molto i libri che approfondiscono le serie televisive e, se li producessero regolarmente, ne leggerei molti di più. Ho quindi apprezzato moltissimo questo volume di Stefania Carini dedicato a Les Revenants, serie francese creata da Fabrice Gobert e sceneggiata insieme a Emmanuel Carrère capace di riscuotere un forte consenso internazionale, un «mystery all’europea realistico e intimista» che affronta tematiche come il lutto, la famiglia, le dicotomie amore-morte e fede-ragione: insomma il consiglio ideale per tutti quelli che pensano che il genere fantasy sia una “ragazzata” non in grado di affrontare tematiche spinose e non sanno che oggi «la tv è diventata adulta, capace di gareggiare in prestigio con il cinema». Lo stesso fantasy è in questo caso un macrogenere nel quale si inseriscono tracce di altri filoni legati alle vicende dei singoli personaggi (il family drama, il thriller, il teen drama, il melò): a fare da vero filo conduttore è però la figura del revenant, colui che torna dalla morte, ennesima declinazione, come sottolinea Aldo Grasso nella prefazione, «di quell’ideale archetipico che rispecchia il nostro bisogno, la necessità profondamente umana, di credere nella reversibilità dei processi naturali per scongiurare il terrore dell’inevitabile […] e offre il pretesto di esplorare la frontiera dell’ignoto, dove si celano le nostre paure più antiche e le angosce più profonde». Non si tratta però dell’ennesima riproposta degli zombie: sempre per Grasso, «i morti che tornano in vita non fanno altro che lacerare o rammendare le esistenze di chi è rimasto. La straordinarietà della situazione nasce proprio dall’eccesso di realismo, dalle minuzie, dai dettagli, dalle introspezioni con cui viene raccontata la storia. Come se la morte non fosse altro che l’incontro spietato con se stessi. Come se i morti non fossero altro che vivi, appartati in qualche recesso, per minare le nostre certezze». Non a caso l’immagine simbolo della serie è quella iniziale della teca entomologica che va in frantumi e della farfalla che prende il volo, metafora dei morti che riemergono con violenza, rifiutandosi di restare congelati nel ricordo dei vivi: «Il tempo cristallizzato dei defunti si scontra con il tempo vissuto dai vivi: i primi non percepiscono il cambiamento e vogliono la loro vita indietro, i secondi non sono riusciti a dimenticare eppure sono cambiati, e non riescono ad accettare che tutto torni come prima». I morti sono «personaggi pieni di vita: affamati, assetati, instancabili. Sono più vivi dei vivi, e costringono questi ultimi a mettere in discussione il mondo in cui hanno vissuto fino a quel momento, tra apatia e smarrimento». Si contrappongono alla negazione della vita di quelli che sono rimasti, i quali «hanno cessato a un certo punto di vivere a causa di un lutto, conducendo un’esistenza che non è mai più stata piena». Così, «chi torna dall’aldilà desidera riavere la vita di prima, ma si trova imprigionato in un passato che non esiste più. […] Così i non morti reagiscono con violenza e rabbia perché si sentono traditi, perché vengono esclusi dalla nuova realtà, perché appaiono agli altri come un incubo. I vivi invece reagiscono con senso di colpa perché hanno qualcosa da farsi perdonare nel passato, perché hanno cercato di andare avanti con la loro vita, perché non sanno accettare il miracolo che hanno di fronte». Per questo la serie si conclude con una sostanziale sfiducia nella possibile coesistenza tra vivi e ritornati (il finale che vede l’orda dei morti assediare i vivi reclamando gli altri ritornati), ma non per questo i due universi non si possono dialogare, anzi. La Carini riporta interviste con i creatori, racconta i segreti della produzione, analizza nel dettaglio ogni singolo episodio e personaggio, e così facendo indaga connessioni, rimandi e parallelismi, enucleando i temi fondamentali della serie, primo fra tutti quello del doppio, caro al genere fantastico e ben esemplificato dalla coppia delle due gemelle Camille e Léna, sconvolte dalla morte e poi dal ritorno di una delle due; molti altri sono però gli specchiamenti, le sovrapposizioni e gli sdoppiamenti tra i vari personaggi, quasi a suggerire che tutti questi riescono ad aprirsi dalla loro dimensione individuale solo quando trovano un “altro” a loro simile o affine. È interessante notare il rapporto tra in singolo e la coralità: non esiste una comunità compatta, o meglio la comunità è coesa solo in apparenza. In realtà le persone sono distanti e legate solo dal lutto. C’è un senso di distacco e solitudine, di autoesclusione e di chiusura verso l’altro, e ognuno vaga da solo per valli, tornanti, bar, boschi e poi si richiude in casa: «Solo alla fine prevale un senso di comunità, ma più per disperazione e paura che per altro». La stessa città, priva di nome e di segni di riferimento, nascosta, isolata, difficilmente raggiungibile dall’esterno, è un vero e proprio non-luogo che vive sospeso tra quotidiano e soprannaturale, specchio dei personaggi, tanto dei vivi quanto dei morti: e come gli altri personaggi, anch’essa ha un doppio in cui specchiarsi, vale a dire il borgo cancellato dall’incidente alla diga 35 anni prima. Moltissimi sono i rimandi e le fonti di ispirazione: Twin Peaks (la cittadina di montagna vero e proprio non-luogo, il male, il doppio), The Walking Dead (i morti che ritornano, la società che si rimodella, i vivi che diventano a loro volta morti che camminano), Lost (il rapporto singolo-comunità, la struttura narrativa a flashback). La capacità di Les Revenants è però quella di aver saputo creare qualcosa di originale in un crescendo di domande e misteri che non trovano risposta, primo perché «il mistero deve rimanere tale almeno in parte» (lasciando aperta la strada a una seconda stagione, che infatti c’è stata), secondo perché «l’importante è perdersi nel gioco narrativo». Anzi, come confessato dagli stessi autori, le domande sono più importanti delle risposte, e sono la ragione che più ci spinge a continuare a guardare serie come questa. Esattamente il contrario delle fiction della Rai.

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