lunedì 11 settembre 2017

Alan Moore, Jacen Burrows - Neonomicon

Quando si parla di Alan Moore bisogna sempre stare attenti. Se si considera la sua intelligenza, la sua profondità e quanto prodotto (stando almeno a quel che ho letto io, cioè WatchmenFrom HellV for Vendetta e La lega degli straordinari gentlemen), è un assoluto genio. Quindi un suo incontro con Lovecraft (autore di culto che ha influito su legioni di autori contemporanei, venendo citato più di quanto comunemente si crede) lasciava sperare grandi cose. Purtroppo, per quanto mi riguarda, questo Neonomicon, realizzato con Jacen Burrows (disegni), si è rivelato una parziale delusione e ha confermato, una volta di più, quanto sia difficile approcciare Lovecraft al fumetto. Il suo orrore cosmico, ibrido e degenerato, è in bilico tra diverse dimensioni ed è quindi indescrivibile secondo le leggi della normale fisica, tanto che l’uomo ne è irrimediabilmente sopraffatto al punto di cadere nella follia e nell’alienazione. Il tratto di Burrows, per quanto possa piacere, è molto fisico e si pone esattamente all’opposto di tutto questo, dando una fisicità all’orrore di Lovecraft che può spiazzare. L’opera si compone di un antefatto, Il cortile, e del Neonomicon vero e proprio. L’antefatto racconta la discesa nell’abisso (cosa questa molto lovecraftiana) dell’agente dell’FBI Aldo Sax che indaga su una serie di 15 efferati omicidi perpetuati con lo stesso modus operandi da tre diversi assassini che hanno in comune l’aver frequentato il Club Zothique (nome tratto da Clark Ashton Smith) situato nel distretto di Red Hook (da un racconto di Lovecraft). Come sempre in Moore, le citazioni palesi abbondano, da Lovecraft e da altri: il gruppo musicale si chiama gli Ulthar Cats, che ha una cantante-chitarrista di nome Randolph Carter e che suona un pezzo intitolato Le variazioni Zann, la droga su cui si indaga (e che poi droga non è) si chiama Aklo, si parla di una misteriosa polvere bianca (dai racconti di Arthur Machen) e il pusher è Johnny Carcosa (dal nome della città di Robert W. Chambers, quella citata in True Detective). La seconda parte vede l’agente dell’FBI Merril Brears, ninfomane dichiarata ed esperta di letteratura (e di Lovecraft in particolare) che, insieme al suo collega, indaga sulla follia di Sax: i due arrivano a Salem e si infiltrano nella rete degli amanti dell’occulto dediti a cerimonie sessuali crowleiane in una vasca sotterranea. L’orrore da psicologico diventa fisico: lei vede il suo partner ucciso a colpi di arma da fuoco, poi viene violentata dai cultisti e posseduta da una creatura marina lovecraftiana senza vederla bene perché è stata privata delle lenti a contatto, quindi le recupera e scopre l’orribile verità. I disegni sono notevoli nel rappresentare il decisivo contatto con l’orrore quando l’aspetto di Merril passa dall’essere una maschera grottesca di disperazione (con il trucco in disfacimento) al recuperare una certa bellezza e una relativa compostezza dopo aver stabilito un contatto con l’orrore, a suggerire l’allentarsi della tensione fisica. Così ci si accorge che, seguendo questa strada, Moore e Burrows hanno tradito scientemente e volutamente il canone lovecraftiano: la dimensione onirica tipica del Solitario di Providence è affidata al personaggio di Carcosa, che parla con la zeppola, ha un fazzoletto davanti alla bocca e compare spesso in sogno, e viene mantenuta l’idea della lingua come passaggio alla dimensione parallela dell’orrore cosmico così come quella del possibile arrivo dei Grandi Antichi sulla Terra. I testi di Moore sono più scarni e diretti, meno letterari del solito, e dicono esplicitamente che le invenzioni di Lovecraft sono di tipo sessuale, metafore del suo erotismo deviato (la mamma lo vestiva da bambina ed ebbe rapporti difficili con le donne al punto che, con sua moglie, faceva l’amore completamente vestito). Per il resto l’opera mescola gotico, post-punk e pornografia underground, senza mai catturare. Forse però sono io che sono troppo esigente. 

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