martedì 5 settembre 2017

Elizabeth Jane Howard - Gli anni della leggerezza

Fenomeno letterario degli ultimi anni grazie a Fazi che ne sta portando a termine la pubblicazione in Italia (sono cinque libri), la saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard si propone, per tematiche e stile, come una lettura ideale per gli amanti della serie tv Downton Abbey o della vecchia Saga dei Forsyte di John Galsworthy (chissà in quanti se ne ricorderanno!). Per il sottoscritto, sempre attirato e allo stesso tempo diffidente nei confronti dei libri di successo (ma vero fan di Downton Abbey!), questo primo capitolo, Gli anni della leggerezza, si è rivelato un fulmine a ciel sereno. Siamo nei territori dell’inglesità pura e, per di più, si tratta di una saga familiare dove non succede praticamente niente per 600 pagine (cioè non ci sono avvenimenti eclatanti, almeno in questo primo volume) e che fa dei personaggi e della loro psicologia il proprio fulcro, indagando minuziosamente la vita quotidiana della famiglia e i rapporti interpersonali. Per questo è necessaria una buona dose di attenzione e pazienza per entrarci dentro e imparare a distinguere le dozzine di personaggi e i vari nuclei familiari; inoltre, l’autrice tende a essere particolarmente dettagliata quando si tratta di descrivere abiti, cibi, stanze e arredamenti, ma, una volta superati questi ostacoli, è veramente difficile uscirne. La vicenda (divisa in due parti) occupa l’arco temporale che va dall’estate del 1937 a quella del 1938, negli anni immediatamente precedenti la Seconda Guerra Mondiale: gli echi della Prima non sono ancora scomparsi e, soprattutto nella seconda parte, la crisi tra la Germania nazista e la Cecoslovacchia per la questione dei Sudeti allunga le paurose ombre di un nuovo terribile conflitto che minaccia di spazzare via la vita che tutti conoscono. Troviamo l’intera famiglia Cazalet (che possiede un’azienda produttrice di legname) riunita nella villa in campagna di Home Palace per trascorrere le vacanze estive, periodo in cui tutti sono liberi da impegni: i capostipiti della famiglia sono William e Kitty, chiamati affettuosamente il Generale e la Duchessa. Ci sono poi i loro quattro figli: Rachel, l’unica femmina, omosessuale (anche se vive un amore esclusivamente platonico), che si occupa di accudire i genitori e i nipoti; Edward, bell’uomo e donnaiolo impenitente; Hugh, rimasto invalido durante la Grande Guerra (ha perso una mano); Rupert, pittore mancato e insegnante che deve decidere se abbandonare la sua professione per entrare nell’azienda di famiglia. A questi si affiancano le tre mogli: Villy, moglie di Edward, che per amore di lui ha rinunciato a una carriera da ballerina; Sybil, moglie di Hugh, che invece con il marito ha un rapporto stretto e intenso; Zoë, che di Rupert è la seconda moglie e cui il ruolo di matrigna che deve occuparsi dei figli di primo letto del marito sta piuttosto stretto. Agli adulti si affiancano i bambini, in particolare Louise (che vuole diventare attrice), Polly, Clary e Neville, oltre ai cugini Angela e Christopher, figli della sorella di Villy. Senza dimenticare il personale con cameriere e domestiche, compresa l’anziana istitutrice Miss Milliment che è tra i personaggi meglio delineati in assoluto. La Howard ci presenta una realtà altoborghese ancora fortemente legata ai ritmi e alle abitudini vittoriane, scandita da precisi rituali (il risveglio, i pasti) e caratterizzata da un’educazione molto rigida, formale e repressiva; la sua scrittura lenta e introspettiva riflette tutte queste tematiche, tra il detto e il non detto (anche se il non detto ci viene svelato dalla narrazione in terza persona che entra nella testa dei personaggi). Sono inoltre affrontate, qua e là, problematiche come i disagi della condizione femminile, la repressione dell’omosessualità e della sessualità in generale, i pregiudizi che inibiscono alcune professioni (una donna che vuole fare la scrittrice!), le molestie sessuali in famiglia. Veramente convincente è anche il modo di rappresentare il mondo dell’infanzia, i giochi dei bambini e la loro noia nei confronti del mondo degli adulti, ma allo stesso tempo i rapporti tra cugini, i giudizi nei confronti dei genitori, i temi della crescita, del rapporto con la morte e i problemi del mondo. La Howard fa tutto questo con leggerezza, senza ideologia ma allo stesso tempo senza banalità. Insomma, la saga dei Cazalet non è un semplice soap opera.   

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