domenica 10 settembre 2017

Howard Phillips Lovecraft - L'orrore a Red Hook

Chi ha detto che i classici sono desueti? Ambientato nel distretto di Red Hook a Brooklyn, New York, dove lo stesso Lovecraft abitò, L’orrore a Red Hook è un racconto che presenta una realtà di grande attualità come quella dell’immigrazione. Erano gli anni in cui gli Stati Uniti erano meta di sbarco per moltissime persone e per questo erano attraversati da rigurgiti razzisti e xenofobi di marca wasp (White, Anglo-Saxon and Potestant), e il nostro Solitario di Providence non faceva di certo eccezione. Non dobbiamo nasconderci: Lovecraft era un razzista, convinto delle superiorità delle proprie origini anglosassoni e perseguitato dall’idea dell’ibridazione della specie. Un racconto come L’orrore a Red Hook esprime tutto il suo disagio esistenziale nei confronti del mondo moderno e delle grandi città, brulicanti di individui portatori di valori contrari ai valori tradizionali della società americana e per questo fonte di corruzione: non a caso il quartiere viene definito un «calderone delle nefandezze in cui la faccia di secoli di immoralità faceva ribollire il proprio veleno, tramandando i suoi orrori blasfemi», «un agglomerato di sordide miserie» la cui popolazione è formata da «siriani, spagnoli, italiani, negri, che si danno fastidio reciproco», «una babele di rumori e di sudiciume», un «amalgama di putridume materiale e spirituale». A Lovecraft non andava a genio che ci fossero tante razze e tante lingue diverse: addirittura, a suo giudizio perfino la struttura abitativa del quartiere era cambiato e degenerato a causa della presenza degli immigrati (e, dato che ci aveva abitato, di cose doveva averne viste!). Tuttavia, L’orrore a Red Hook non è semplicemente un racconto razzista: le capacità di scrittore di Lovecraft superano di gran lunga i suoi lati controversi e ci regalano una storia che presenta molti degli elementi tipici e peculiari della sua produzione. La vicenda narra l’avventura di un poliziotto tormentato già in partenza, Thomas Malone, che vaga per il quartiere affrontando i traffici illeciti delle gang ma soprattutto strani ritrovi di sette segrete e misteriose sparizioni di bambini; il fulcro di tutto è un vecchio stregone (motivo ricorrente in Lovecraft) di origine olandese, Robert Suydam, che prepara un rito sessuale per l’avvento di qualcosa che dorme nel profondo (il sesso è sempre visto di cattivo occhio da Lovecraft). Il racconto è dunque la descrizione, come sempre tra sogno e realtà, della discesa nell’abisso di Malone, il suo contatto con l’indicibile che si esplica attraverso cunicoli sotterranei, libri magici, creature deformi e ibride, rituali orgiastici legati a culti antichi della fertilità. C’è una grande atmosfera, e si respira proprio il marcio del distretto. 

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