mercoledì 27 settembre 2017

Jo Nesbø - Il pettirosso

Il giallo scandinavo va fortissimo da anni, e non solo per quanto riguarda la Svezia (Stieg Larsson, Camilla Läckberg, Henning Mankell): uno degli autori maggiormente baciati dal successo internazionale è il norvegese Jo Nesbø, personaggio poliedrico (è stato musicista, attore, giornalista, calciatore nel Molde e broker in borsa) che ha scritto numerosi romanzi attorno a tre personaggi principali. Uno di essi è questo Il pettirosso, terzo romanzo (anche se in Italia è uscito per primo) della serie di Harry Hole, giovane poliziotto atletico ma con qualche problema caratteriale e di alcolismo, sfigato con le donne e per questo umano: un antieroe ideale, un loser con una propria moralità al di là di tutte le sue difficoltà relazionali, protagonista perfetto di un poliziesco che tutti gli ingredienti del noir. L’unica che riesce ad avere a che fare con lui è la collega Ellen, che però a un certo punto viene brutalmente ammazzata. Promosso da ispettore a commissario del POT (il Servizio di Sicurezza della Polizia) per essersi reso protagonista involontario di una sparatoria con un agente segreto degli Stati Uniti che sorvegliava il presidente Clinton in visita nella capitale norvegese, Harry si imbatte nel ritrovamento di alcuni bossoli di un Märklin, fucile di precisione tedesco carissimo e poco diffuso (ne sono stati costruiti solo 300 esemplari), e teme un attentato in occasione del Giorno dell’indipendenza. Ambientata tra il 1999 e il 2000, l’indagine si sovrappone alla storia di un gruppo di soldati norvegesi che hanno partecipato all’assedio di Leningrado a fianco dei nazisti e il cui gruppo è stato sfaldato da uno strano omicidio e da una diserzione; ora, 60 anni dopo, ormai anziani, muoiono in circostanze oscure. Il lettore rischia di venire spiazzato dai numerosi salti temporali e dalla sfilza di nomi norvegesi che compiono in rapida successione e che possono effettivamente risultare ostici, ma chi si arrende si perde sicuramente qualcosa: come tutti i giallisti scandinavi, Nesbø getta uno sguardo per nulla benevolo nei confronti della Norvegia e della sua cattiva coscienza, affrontando la spinosissima questione del collaborazionismo durante la Seconda Guerra Mondiale e del rapidissimo tentativo di rimuovere le proprie responsabilità storiche e morali (chi si è schierato a fianco dei nazisti al suo rientro in patria si è trovato a fronteggiare un’accusa di alto tradimento e il carcere), fino alla deriva attuale del neonazismo (teste rasate, tatuaggi con la svastica e poster di Burzum in camera). Il marcio della società si respira soprattutto nel modo di comportarsi, in particolare da parte di chi detiene il potere, attraverso silenzi e ricatti, ed è significativo che l’unico ad agire in maniera limpida, costellando volutamente la strada di indizi, sia proprio il “cattivo” della storia (facilmente identificabile all’interno del romanzo, non per questo a scapito della tensione narrativa). A questo si aggiungono l’esperienza bellica, le illusioni giovanili (i tedeschi come parte giusta in cui stare contro i russi comunisti), la coerenza verso gli ideali, la violenza che cambia indelebilmente («C’era un uomo al fronte che chiamavamo Pettirosso. Proprio come l’uccello. Mi aveva spiegato che la baionetta è il sistema più umano per uccidere qualcuno. La carotide collega direttamente il cuore al cervello, quando la si recide il cervello si svuota di ossigeno e la vittima diventa subito cerebralmente morta»). L’autore coniuga e alterna passato e presente, intuizioni geniali e scoperte casuali, risolve la vicenda gialla (la trama verticale) ma lascia insoluto l’omicidio della collega Ellen (la trama orizzontale), proprio come nella serialità televisiva (non dimentichiamo che Il pettirosso è il terzo di una serie di romanzi); soprattutto, alterna toni neri a toni rosa, perché racconta ben due storie d’amore, quella del passato tra Urias e Helena (costretta a sposare un altro) e quella del presente tra Harry e Rakel (già sposata con un russo e ambita da un superiore), entrambe a loro modo toccanti.   

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