mercoledì 18 ottobre 2017

Jo Nesbø - Il pipistrello

Jo Nesbø è uno degli scrittori del momento vista l’uscita di nuovi libri, ristampe dei vecchi e l’arrivo in sala della trasposizione cinematografica del suo L’uomo di neve incentrata sul suo eroe Harry Hole, da me conosciuto solo in occasione della lettura de Il pettirosso. Siccome mi è piaciuto, ho recuperato il primo romanzo della saga, che a dire il vero in Italia è stato pubblicato tardi, Il pipistrello, che non a caso comincia con una citazione del Batman di Frank Miller. Purtroppo, ed è bene dirlo subito, la differenza di qualità rispetto a Il pettirosso (che è il terzo capitolo della serie) si nota, e perfino la struttura è molto più semplice e snella presentandosi lineare e non a sbalzi temporali, limitandosi al punto di vista di Harry. Alcuni elementi sono gli stessi, a cominciare dal suo peculiare personaggio (geniale, fuori dagli schemi, alcolista, problematico, fragile e prigioniero dei fantasmi del passato), ma è come se Nesbø nel corso degli anni abbia dovuto affinare le sue doti di scrittore. Stupisce l’ambientazione, che non è norvegese ma australiana: Harry viene spedito da Oslo a Sydney per collaborare con la polizia locale e fare luce sull’uccisione di una ragazza norvegese ventenne. Da qui il principale motivo di stupore: perché esordire piazzando il proprio protagonista lontano dal suo ambiente naturale, che a rigor di logica dovrebbe essere la Norvegia? Ovviamente, il delitto della ragazza si inserisce all’interno di una scia di sangue più lunga, con il solito misterioso serial killer di ragazze, e Harry Hole (in Australia chiamato Holy) si ritrova a indagare in uno strano vortice di droga, prostituzione, hippie, travestiti e boxe clandestina, fino al finalone-resa dei conti con l’assassino nell’acquario di Sydney. Accanto a lui troviamo l’investigatore locale Andrew Kensington, aborigeno, che offre a Nesbø l’occasione per parlare dell’Australia, della sua strana fauna, delle sue caratteristiche e delle sue contraddizioni (il multiculturalismo, l’apertura mentale, i modi rudi e spicci), ma anche del suo substrato etnico dei nativi, ricreato attraverso la rievocazione di miti e leggende, per lo più incomprensibili sia per Harry Hole sia per il lettore occidentale, come quello di Narahdarn, il pipistrello portatore di morte nel mondo cui allude il titolo.

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