martedì 9 gennaio 2018

Fulton Sheen - La vita merita di essere vissuta

Oggi è perlopiù dimenticato, ma c’è stato un tempo, negli anni Cinquanta-Sessanta, in cui l’arcivescovo americano Fulton Sheen era un mito conosciuto anche in Italia come “il famoso vescovo della televisione”, un personaggio che si spendeva per diffondere il Vangelo attraverso libri, conferenze, programmi radiofonici e televisivi. Proprio da una di queste trasmissioni deriva questo La vita merita di essere vissuta, da me curato per una nuova edizione Fede & Cultura (un tempo si chiamava Vale la pena di vivere e l'edizione americana originale è del 1953). Si tratta di 26 capitoli, ognuno contenente una delle conversazioni televisive tenute dal nostro all’inizio degli anni Cinquanta. È bene premettere che non si tratta di un testo devozionale in senso classico: con garbo e ironia, con l’aggiunta di molte illustrazioni esplicative (di Dik Browne) che ritraggono angioletti alla lavagna, Sheen affronta numerose e diverse questioni che potevano essere oggetto di conversazione in una famiglia media americana, come le cause delle tensioni coniugali, il modo di trattare gli adolescenti, la tolleranza, il rapporto tra scienza e fede. Tutto per dimostrare il principio per cui la vita merita di essere vissuta solo quando l’uomo riconosce il destino per cui è stato creato: diventare figlio di Dio. L’autore dimostra arguzia e scherza molto («Se date a un ragazzo una carabina Flobert e gli indicate un bersaglio, lui non sarà troppo pericoloso. Ma se gli date la carabina senza indicargli neanche un bersaglio, lui magari tirerà i colpi contro i vetri della finestra della scuola»), cita aneddoti o frasi sentiti per la strada («Il medico ha chiesto al marito: “Cosa c’è in voi, signore, che non va?”. L’uomo ha risposto: “Mangio troppe ciliege...”. E la moglie ha aggiunto: “Che galleggiano sui cocktail”»), dedica un’intera conversazione all’umorismo degli irlandesi, abbonda di citazioni e poesie, dimostra di essere autenticamente americano nella ferma condanna del comunismo e nell’idea che gli Stati Uniti siano stati armati da Dio per combattere e abbattere l’impero sovietico (erano gli anni Cinquanta, c’erano la Guerra Fredda e il maccartismo). Picco assoluto del volume è il capitolo dedicato al funerale di Stalin, che anticipa la vera morte di Stalin e mette in scena un funerale preso direttamente dal Giulio Cesare di Shakespeare con gli stessi dialoghi della tragedia ma i nomi dei personaggi cambiati (al posto dei fedelissimi di Cesare troviamo i membri del governo sovietico). 

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