mercoledì 17 gennaio 2018

Volker Kutscher - Babylon-Berlin

La serie televisiva Babylon-Berlin ha dimostrato che anche i tedeschi possono fare grande televisione e ha fatto sì che Feltrinelli riproponesse in Italia il romanzone di Volker Kutscher da cui quella serie è tratta, ora pubblicato con il titolo preso a prestito dalla serie ma già uscito per Mondadori con titolo originale Il pesce bagnato (Der Nasse Fisch), che in gergo poliziesco indica il classico caso non risolto. Ovviamente non aveva avuto alcun successo, impedendo purtroppo la pubblicazione dei volumi successivi (pare siano sei in tutto). Per chi non ne ha mai sentito parlare, si tratta di un noir ambientato nella magica e cosmopolita Berlino degli anni Venti, durante la Germania di Weimar, quella descritta da Alfred Döblin in Berlin Alexanderplatz e dei racconti di Christopher Isherwood (averli letti!), quella della fallita rivoluzione spartachista ma anche quella dei locali notturni e della libertà sessuale (i club di travestiti), una realtà spazzata via dal nazismo, dalla Seconda Guerra Mondiale e poi dalla Guerra Fredda ma che esercita ancora un fascino incredibile. Anche l’anno in cui è ambientata la vicenda, il 1929, è significativo, quasi uno spartiacque, e non può non far venire in mente la grande crisi finanziaria che mise in ginocchio la Repubblica di Weimar spianando la strada a Hitler. Protagonista del romanzo è il giovane ispettore Gereon Rath, appena arrivato da Colonia con qualche scheletro nell’armadio (ha ucciso in un conflitto a fuoco il figlio di un editore della città), è stato assegnato alla Buoncostume e la sua prima indagine riguarda il mercato delle foto e dei film porno. A essa si aggiungono molte altre cose: il Maggio di Sangue, quando il governo socialdemocratico decise di usare la mano pesante con i comunisti vietando le manifestazioni del Primo Maggio e la polizia fece fuoco sugli operai scesi in piazza provocando una quarantina di morti; un ex inquilino russo scomparso nel nulla; lo spaccio di droga; il ritrovamento in un’auto in fondo a un canale del cadavere di uno sconosciuto, con evidenti segni di tortura e le mani massacrate, che ha ricevuto una dose letale di eroina (ovviamente non c’è nessun testimone). Rath, che a metà romanzo viene promosso alla Omicidi, senza informare i superiori segue le tracce di un gruppo di trozkisti in esilio che aspettano un carico d’oro dall’Unione Sovietica, ma quell’oro fa gola a troppi: stalinisti, ex agenti zaristi, militari nazionalisti tedeschi e malavitosi berlinesi. In classica tradizione noir, la trama è complicatissima e presenta un intreccio fra temi criminali e politici, con la corruzione in polizia e il progressivo emergere di tensioni e fanatismi di opposta matrice (fanno capolino anche i nazisti), specchio di un Paese uscito a pezzi dalla Grande Guerra e le cui ferite sono ancora fatalmente aperte. Il nostro protagonista non è affatto uno stinco di santo: è ambizioso e spregiudicato, agisce di testa sua, falsifica le prove per evitare guai, si concede qualche sniffata, ma mantiene un fondo di moralità che gli permette di passare dalla parte della ragione in un mondo al collasso. Le sue vicende si intrecciano poi con quelle della giovane e spigliata stenografa Charlotte Ritter, che usa le nuove libertà che la Repubblica offre alle donne e spera di potersi laureare in giurisprudenza e di entrare in polizia. Qualche dubbio sul fatto che i due finiscano a letto?  

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