martedì 20 marzo 2018

Anonimo - Lo strano caso di Jack dai tacchi a molla

Questa volta con Gondolin si ripesca dal passato vittoriano dei penny dreadful con una vera e propria follia,  Lo strano caso di Jack dai tacchi a molla, anonimo romanzo breve a puntate apparso sul giornale “The Boy’s Standard” nel 1878-79. Sul genere di riferimento e sul minaccioso protagonista (anche noto come Jack il Saltatore) ho scritto una doverosa introduzione che riporto qui di seguito, visto che in Italia se ne sa poco o nulla e si potrebbe considerare l’opera in questione come un’insensatezza senza capo né coda. Ovviamente, dico qualcosa anche della trama. Nel frattempo ci tengo a ringraziare il mio fraterno amico Remo Pizzin che, con gusto e passione, ha realizzato la traduzione: senza di lui il volume non avrebbe mai potuto vedere la luce.

Jack dai tacchi a molla (Spring-heeled Jack), chiamato anche Jack il saltatore, è un mostro dell’epoca vittoriana che terrorizzò l’Inghilterra per ben 66 anni, dal 1837 al 1904, riapparendo a cadenza variabile. Venne avvistato a Londra, a Liverpool, nelle Midlands e in Scozia. Secondo le testimonianze, aveva il volto sfigurato, il mantello, occhi di fuoco e artigli al posto delle dita. Soprattutto, era in grado di compiere eccezionali acrobazie, come saltare oltre una carrozza in corsa o un muro alto due metri e mezzo, e sputava fuoco. Le modalità delle sue apparizioni avevano tutte un denominatore comune: una persona (spesso una ragazza) veniva aggredita da un mostro che le lacerava i vestiti e la feriva con i lunghi artigli per poi fuggire con l’ausilio delle tenebre e della nebbia spiccando incredibili balzi tra vicoli e tetti. Con il tempo, iniziò a entrare nelle finestre aperte delle case e a ferire al volto le vittime mentre dormivano o addirittura a rapirle per lasciarle mezze nude e sanguinanti in mezzo alla strada. Non si sa se l’aggressore fosse attratto dalle donne oppure le odiasse e cercasse vendetta nei loro confronti; si disse che alcune delle sue vittime fossero anche state uccise, ma è difficile verificare questo dato, visto che l’intera vicenda finì per assumere risvolti sempre più bizzarri e difficilmente credibili. Diverse sono state le teorie formulate sull’identità del misterioso personaggio: che si trattasse di isteria di massa, che fossero diversi maniaci spinti da spirito di emulazione o che fosse un uomo ben preciso, il Marchese di Waterford (ovviamente, dopo la morte di quest’ultimo, le aggressioni continuarono). I sostenitori delle teorie del paranormale hanno addirittura voluto vedere nella forza e nell’agilità di Jack gli indizi per un essere alieno proveniente da un pianeta con una forza di gravità molto superiore al nostro. Un personaggio del genere offriva troppi spunti per non divenire un personaggio della letteratura popolare, e infatti non tardò molto a divenire uno dei protagonisti dei famosissimi penny dreadful, romanzi di genere dalla scarsa qualità ed erano venduti in fascicoli settimanali dall’irrisorio prezzo di copertina (ognuno costava un dodicesimo di un capitolo di uno dei romanzi di Charles Dickens); questo tipo di pubblicazioni era stato ideato dall’intraprendente editore Edward Lloyd (1814-1890), famoso anche per aver pubblicato dei veri e propri plagi di best-seller dickensiani con titoli leggermente modificati (per esempio Nickelas Nickleberry e Oliver Twiss). I penny dreadful raccontavano sanguinose storie di pirati, scabrose avventure di vampiri e licantropi o resoconti ultrarealistici con protagonisti investigatori o fuorilegge come Dick Turpin, Jack Sheppard e il diabolico barbiere Sweeney Todd; alcuni erano ambientati nel futuro, altri in paesi lontani ed esotici, ma molto spesso raccontavano la vita dei bassifondi e riprendevano tematiche e personaggi del romanzo gotico, offrendo cannibalismo, incesti, omicidi e resurrezioni a buon mercato. Fu il primo esperimento inglese di cultura popolare giovanile prodotta in serie e accessibile a tutti, tanto che i penny dreadful possono a tutti gli effetti essere considerati i precursori della letteratura pulp e dei fumetti. Stampati su due colonne di testo e accompagnati da un’immagine, evitavano le lunghe descrizioni o lo sviluppo dei personaggi per concentrarsi su frasi brevi, avvenimenti sensazionali ed esclamazioni esagerate. Spesso erano infarciti di errori di grammatica e di punteggiatura, senza alcuna attenzione alla separazione dei paragrafi o delle varie puntate (gli episodi terminavano frequentemente nel mezzo di una frase). Gli autori, pagati poco e a riga, erano anonimi ma numerosissimi; lavoravano su più serie contemporaneamente, spesso si sovrapponevano e usavano le stesse tecniche narrative (anticipazioni, flashback, cliffhanger) degli sceneggiatori delle serie tv di oggi per mantenere viva l’attenzione dei loro lettori. Le serie di maggior successo potevano arrivare a vendere anche 30.000 copie a settimana. Ad acquistarli erano soprattutto i figli della classe lavoratrice che erano stati alfabetizzati nei collegi statali a partire dal 1870, e infatti a fine Ottocento molti benpensanti pensavano che i penny dreadful fossero responsabili del decadimento della letteratura e della morale e avessero, in quanto scandalosi e diseducativi, un’influenza negativa sui ragazzi, esattamente come si pensa oggi per i fumetti e i videogiochi. Ogni tanto qualcuno li associava addirittura all’omicidio, ma questo non significa che non ci fossero degli importanti estimatori: in un articolo del 1888 l’insospettabile Robert Louis Stevenson riconobbe il ruolo rivestito da queste pubblicazioni nella sua iniziazione alla letteratura. A livello di stile e di tematiche, Lo strano caso di Jack dai tacchi a molla rispecchia in pieno le linee guida del genere: quel che è interessante è la trasformazione occorsa al suo sinistro protagonista, passato da malvagio predatore a positivo vendicatore di torti, da criminale a eroe popolare sul modello di altri folk hero come Dick Turpin e Jack Sheppard. Dai primi avvistamenti della strana creatura (1837) all’anno di pubblicazione della presente edizione (1878-79) era passato un quarantennio, ed era quindi possibile accostarsi al personaggio in modo diverso, trasformandolo in un Batman ante litteram. Qui Jack è John Dacre, figlio di un cadetto di nobile stirpe che si trova privato della sua legittima eredità a causa delle losche trame del cugino Michael Dacre e di un infedele collaboratore del padre. Il suo piano è quello di impedire a Michael di riscuotere le sue rendite dalle varie proprietà a Londra e nell’Inghilterra meridionale, rubandogliele sotto la mostruosa identità di Jack dai tacchi a molla: rubando ciò che è suo naturalmente suo, Jack non commetterebbe quindi alcun reato, come lui stesso spiega di fronte alla ritrosia del suo compagno Ned Chump, il quale invece ha un naturale rispetto per l’onestà e, sulle prime, rifiuta sdegnosamente l’idea di commettere un furto. Nel realizzare la sua missione, Jack diventa un vero e proprio vendicatore di torti e difensore dei più deboli, specie delle donne, come provano gli episodi della nipote del fattore Brown e del salvataggio di Lucy Grahame dalle losche macchinazioni della matrigna con la complicità dell’infida domestica. Si potrebbe dire che la sola apparizione di Jack è sufficiente a ristabilire gli equilibri: infatti, mentre la vittima Selina Brown resiste indomita alla visione del suo salvatore, il malvagio fattore (carnefice della nipote) perde del tutto il senno, a riprova della sua evidente turpitudine morale. Dopo 180 anni, la sinistra figura di Jack dai tacchi a molla non popola più i nostri incubi, ma può ancora venire in aiuto dei più deboli e vendicare i torti perpetrati da una società ingiusta e malvagia. Forse è proprio questa la ragione del suo fascino.   

Nessun commento:

Posta un commento