martedì 17 aprile 2018

Jacques Le Goff - L'immaginario medievale

Leggere di storia non è sempre facile, figuriamoci di storia medievale. Tutto cambia però quando si tratta di Jacques Le Goff, di uno dei più importanti storici di sempre, capace di innovare la storiografia e allo stesso tempo di essere un grande divulgatore. L’immaginario medievale è una raccolta di saggi che sviluppano tematiche già apparse ne Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente medievale e tengono conto anche e soprattutto gli spunti derivanti dalla letteratura e dall’arte per scandagliare un’epoca, il Medioevo, che «sembra avere maggiore difficoltà di noi a stabilire un confine tra il reale materiale e il reale immaginato». Ecco quindi l’importanza di considerare diversi ambiti, la cultura alta e la cultura bassa, perché quella medievale è una società che è il risultato di una scelta ponderata nei modelli e nelle fonti di ispirazione e che è frutto del sovrapporsi di tradizioni diverse (la greco-romana, la giudeo-cristiana, la barbara e l’indigena, a seconda della zona) per un lunghissimo periodo che va ben oltre il suo termine convenzionale collocato nel XV secolo. La prima parte (bellissima) è dedicata all’immagine della città nella letteratura francese del secolo XII, un’entità dotata di vita propria, con una mente pensante e un corpo di donna, che deve essere ammirato e conquistato secondo la mentalità cavalleresca. Un’aspirazione che sottende anche un timore da parte del mondo cavalleresco (quello dei castelli e delle selve) nei confronti dell’ambiente urbano, luogo di residenza di mercanti e borghesi, portatori di valori e abitudini diverse, e la speranza che la società urbana possa aprirsi ai valori di liberalità e cortesia diffusi tra i cavalieri; ecco dunque spiegata la reiterata antitesi Gerusalemme-Babilonia che esprime il dilemma città paradisiaca o luogo infernale. Dopo un approfondimento dei tornei cavallereschi come grandi contenitori dei sette vizi capitali (superbia, invidia rispetto ai concorrenti più valorosi, ira che conduce alla morte, vanità della gloria terrena, avarizia, lussuria nella concupiscenza di far loro una donna), e per questo avversati dalla Chiesa, il libro passa all’analisi del viaggio nell’aldilà (la conoscenza dell’ignoto attraverso le conoscenze terrene) e all’invenzione del Purgatorio, che proprio tra XI e XII secolo trova la sua sistemazione: non solo un riscatto per la vita eterna attraverso un periodo di penitenza, ma anche un importante ragionamento sul rapporto tra tempo oggettivo e tempo individuale, modificabile attraverso le messe di suffragio. Sono ambiti in cui la Chiesa ha voce esclusiva, come nel caso del rifiuto del piacere: una parte significativa del libro descrive proprio i meccanismi che inducono l’uomo medievale a demonizzare qualsiasi cosa riguardi il corpo (mezzo per compiere la penitenza), la ricerca della purezza, la promozione della castità, la condanna dell’omosessualità, della concupiscenza e della lussuria, con una fitta casistica di peccati sessuali e i loro rimedi (consistenti soprattutto in giorni a pane e acqua) di cui si ritrova traccia nei manuali per confessori. L’ultima parte del volume è poi dedicata al sogno, alle sue origini e alle sue interpretazioni, demoniache, angeliche, profetiche: chiaramente i sogni sessuali venivano condannati (così come le visitazioni da parte di defunti), ma sogni e visioni erano comunque cose avvertite come vie di accesso a Dio e quindi degne di essere oggetto di studio. Solo il santo sa discernere la corretta origine dei sogni, e solo lui è degno di visioni che mostrano l’aldilà e il futuro. Si potrebbe pensare che tutto questo sia la prova di una società inibita, soprattutto a livello sessuale, ma non è così, anzi, è proprio da simili cose che si vede la complessità e la vivacità di un’epoca attraversata da slanci diversi e motivazioni innovative. La prova sta proprio nel capitolo finale, dedicato alle osservazioni sui sogni del padre del giovane Helmbrecht, un breve racconto in versi in cui il padre fa quattro sogni riguardanti la vita del figlio che vuole lasciare la sua terra in cerca di nuovi orizzonti: una prova dello scontro tra padre e figlio, segno di un conflitto tra due epoche e due generazioni.

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