martedì 13 aprile 2021

Henry Morton Robinson - Il cardinale

  

Quando ero alle superiori mi sono imbattuto per due volte in uno strano film, uno di quelli che mandavano in onda la mattina o il pomeriggio, Il Cardinale di Otto Preminger, che poi ho scoperto essere tratto da un best seller di Henry Morton Robinson del 1950 presente nella casa di tutti i miei nonni. Mai e poi mai avrei immaginato che molti anni dopo mi sarei trovato a farne una nuova traduzione per Fede & Cultura (in uscita il prossimo autunno) che mi ha costretto a fare i conti con il testo originale e la traduzione esistente a opera di Maria Galli de Furlani uscita all’inizio degli anni Sessanta per la Garzanti: come molti libri del periodo, l’edizione italiana risultava vecchia già per quei tempi e, per giunta, sfrondava parecchie cose, riducendo sensibilmente il testo (già lunghissimo di suo) e semplificandolo a dismisura. Per esempio, cancellava quasi tutti i riferimenti alla società e alla cultura americana, soprattutto allo sport (football e baseball da quelle parti la fanno da padroni), limitandosi a fare qualche vago parallelo calcistico: in quegli anni gli italiani non erano così avvezzi a cogliere simili particolari come invece lo siamo noi oggi, sventurati figli dell’omologante e malvagia cultura anglosassone della globalizzazione. È interessante però notare come gran parte dei tagli della vecchia traduzione riguardassero le scene ambientate in Italia durante il fascismo: si era subito dopo la guerra e forse bisognava tacere molti particolari scomodi, oppure semplicemente alleviare il ricordo di avvenimenti dolorosi.

Chiariamo subito una cosa: non si tratta di grande letteratura, né di una lettura devota o spirituale: è un bestseller fluviale di 70 anni fa, lungo quasi 800 pagine, con i suoi pregi e i suoi difetti, profondamente cattolico, che racconta la vicenda sacerdotale e umana di Stephen Fermoyle dall’ordinazione fino alla nomina cardinalizia (come si evince dal titolo: il cardinale è lui). Comincia nel 1915, quando il giovane sacerdote sta attraversando l’oceano sul transatlantico italiano Vesuvio (era l’epoca dei transatlantici!) per tornare nella natia Boston. È stato assegnato come vicario parrocchiale nella chiesa di un sobborgo a forte immigrazione italo-irlandese dove abita anche la sua famiglia di origine. Da qui viene raccontata tutta la sua carriera tra speranze, incomprensioni, tentazioni, crisi, dolori: la formazione filosofico-letteraria di Stephen entra in conflitto con il vescovo di Boston, che lo considera troppo ambizioso e per questo decide di affidargli un incarico marginale: occuparsi di una piccola parrocchia franco-canadese per aiutare un vecchio parroco in difficoltà a causa dell’età e degli acciacchi. Non solo Stephen si sottomette ma porta a compimento il tutto nella maniera migliore, tanto da venire preso dallo stesso arcivescovo come segretario personale e poi suo conclavista (arrivati a Roma dopo una difficile traversata oceanica, i due riescono solo a osservare da spettatori la fumata bianca per l’elezione di Pio XI; per il cardinale, che avrà un collasso, è la seconda volta che succede, ma la terza volta ci riuscirà). Stephen sarà poi assistente alla Segreteria di Stato, assistente del legato apostolico a Washington, vescovo a Hartfield, quindi arcivescovo e cardinale fino all’elezione di Pio XII e a una nuova traversata atlantica che porterà il nuovo cardinale Fermoyle negli Stati Uniti mentre nuove nubi minacciose preannunciano la Seconda Guerra Mondiale.

Mescolando realtà e immaginazione, il romanzo presenta moltissimi personaggi reali, storici ed ecclesiastici, come Mussolini, Merry del Val ed Eugenio Pacelli. Stephen Fermoyle attraversa un intero mondo di varia umanità e viene a contatto con un’infinità di problemi concreti e situazioni che riguardano parrocchiani, conoscenti o familiari. Robinson è sempre attento alle questioni sociali e morali del tempo che spesso investono la stessa sfera del privato e della famiglia, come si vede nel caso di due episodi emblematici in cui una donna muore di parto (problema molto sentito all’epoca). Nel primo, il cognato medico di padre Stephen rifiuta di praticare durante il parto la craniotomia a un bambino con la testa troppo grossa: per un cesareo è troppo tardi e quindi la donna muore di parto e muore anche il bambino, e Stephen difende il medico perché ha agito secondo l’insegnamento della Chiesa cattolica. Il secondo episodio vede coinvolto direttamente Stephen che si trova presente quando sua sorella Mona, la sua preferita, sta per partorire dopo che è fuggita di casa ed è rimasta incinta fuori dal matrimonio: il medico è sempre suo cognato (ma non il marito di Mona) e, vista la situazione particolare, si dimostra disponibile a effettuare la craniotomia sul bambino per salvare la madre e chiede il permesso a Stephen. Questi, preso dalla disperazione, non se la sente di opporsi alla dottrina della Chiesa. Ovviamente, si vedrà chiaramente il bene di questa decisione, visto che la figlia che nasce da questo parto, Regina, riceverà ogni benedizione e si affermerà come incredibile pianista.

Tra le problematiche del tempo, Stephen si ritrova addirittura impegnato in una missione nel profondo Sud preda della miseria e delle scorrerie del Ku Klux Klan, organizzazione che odiava (e credo odi ancora) i cattolici almeno quanto gli afroamericani e gli ebrei: proprio il Klan lo rapisce e lo frusta per fargli rinnegare la sua religione, in una delle scene più drammatiche del libro. Sorprendentemente per il 1950, nonostante una certa critica nei confronti dei protestanti, l’ecumenismo e il dialogo interreligioso giocano un ruolo molto importante nel romanzo, trovando il culmine nel congresso di preghiera interconfessionale di New York al quale Stephen è inviato in rappresentanza del delegato apostolico (il nostro finisce per sedersi accanto a un solitario rabbino per scoprire di avere molto in comune con lui). Inoltre, come arcivescovo, Stephen scrive una lettera ai fedeli della sua diocesi ammonendoli a non usare la contraccezione artificiale e viene immediatamente criticato dal precursore di Planet Parenthood (è curioso che le critiche contro una Chiesa non al passo con i tempi da parte della stampa siano le stesse di oggi). Ovviamente, Stephen lotta come tutti contro le tentazioni della sessualità, specialmente nei confronti della nobildonna romana Ghislana Falerni (dipinta come una specie di femme fatale), fino a quando non si reca in un monastero benedettino per un rigenerante ritiro spirituale sotto la direzione di un monaco sismologo. E non manca nemmeno il tema dell’omosessualità sacerdotale, alluso nel personaggio di padre “Milky” Lyons, uno dei tre sacerdoti con cui vive Stephen durante il suo primo incarico: non solo è sempre ritratto come effeminato, ma quasi come se non avesse mai superato l’adolescenza. Più tardi, centinaia di pagine dopo, quando un gruppo di cattolici americani (prelati, sacerdoti, religiosi e laici) si reca in pellegrinaggio a Roma per l’Anno Santo 1925, Stephen chiede notizie di Milky Lyons al suo ex parroco, il quale risponde: «Ah, povero Milky, è diventato malinconico tra di noi». E il narratore commenta: «Nella forza resiste chi resiste. Nella debolezza cade chi cade». Un altro religioso che “cade” nel corso del romanzo è Lew Day, monaco fallito e chierico della chiesa di St. Margaret che si occupa di mantenere pulita la parrocchia e rammendare vecchi paramenti, ostensori, statue, candelabri e corredi sacri: dopo l’apertura di una scuola parrocchiale affidata a una comunità di suore, Lew Day si ritrova senza lavoro e, nella disperazione, si impicca. Scene umanamente molto tristi che in qualche modo restano impresse per il loro esito drammatico.

Ma il romanzo è anche e soprattutto una riflessione sulla fedeltà alla Chiesa cattolica, alla sua dottrina e alla propria patria: Stephen è un prete coraggioso che si batte personalmente per aiutare il prossimo, dice sempre quello che pensa ai superiori e ama la democrazia al punto da farsi grande sostenitore di Pio XI nel cercare la pace mondiale e denunciare il nazifascismo. Per questo Robinson insiste molto sulla relazione (difficile e problematica, ma fruttuosa e migliorabile) tra Chiesa americana e Santa Sede («i due punti di vista devono essere riconciliati. L’energia americana, istruita e guidata da Roma, potrebbe essere il fattore decisivo dei difficili anni che si preparano», spiega il cardinale Quarenghi): la democrazia è la forma politica che maggiormente si avvicina al Vangelo ed è sostenuta dal Nuovo Mondo, in possesso di un’energia che è ormai sconosciuta alla vecchia Europa (ricordiamo che il romanzo è scritto da un americano), e per questo Pio XI intuisce di dover stabilire nuovi ponti con la parte del mondo più vitale ed emergente. Certo, Robinson cita il cardinale Gibbons e la sua “via americana” al cattolicesimo (Gibbons sosteneva che il potere spirituale e il potere politico dovessero restare ben distinti e che il papa non dovesse intromettersi in questioni di carattere temporale) e mette in guardia dalle facili lusinghe del consumismo e del capitalismo, tanto che mette in scena la Grande Depressione scaturita dalla Crisi del 1929 e anticipata da funesti presagi in una società che ha perso il contatto con la realtà.

Dal punto di vista formale e linguistico, Il cardinale non brilla certo per innovazione nemmeno nella sua edizione originaria americana, anzi, si presenta come un romanzo difficile, arcaico e a tratti legnoso anche per l’epoca in cui è stato scritto. Aggiungiamoci che è pieno zeppo di termini ecclesiastici e di temi teologici, illustrati con dovizia di particolari con chiaro intento divulgativo (per non parlare dell’italiano maccheronico utilizzato a più riprese per dare “colore” alle scene tra gli immigrati italo-americani o quelle ambientate direttamente in Italia). La struttura del romanzo non è particolarmente complessa ma presenta in successione tutta una serie di problemi con il quale Fermoyle si trova ad avere a che fare (per risolverli brillantemente): Robinson punta tutto sulla trama e l’investigazione psicologica dei personaggi, con l’efficace trovata di sublimare tutti i dubbi del suo protagonista attraverso il suo intervento nel mondo, a sottolineare come il messaggio cristiano sia fatto per calarsi nei problemi concreti degli uomini: una maturazione spirituale e umana in cui i due piani si influenzano continuamente e vicendevolmente.